I chetoni esogeni funzionano?

I chetoni esogeni sono una classe di integratori usati sia nello sport che in ambito clinico, che negli ultimi anni ha visto una crescente popolarità.

Nel mondo anglosassone si parlava di chetoni esogeni già nel 2017-2018, ma il rumore si estinse prima che se ne iniziasse a parlare in Italia. Nel nostro paese i chetoni esogeni esplodono attorno al 2020, probabilmente a causa di un’aggressiva campagna promozionale che li ha presentati come l’ultima frontiera dell’integrazione non solo sportiva. 

Ma come è noto, le descrizioni edulcorate dei venditori spesso vengono totalmente ribaltate dalla realtà dei fatti, dimostrata attraverso il rigoroso ed imparziale metodo scientifico. Eppure, è possibile che questi integratori trovino applicazione anche in alcuni campi extra-patologici.

I chetoni e la chetosi

I corpi chetonici o chetoni sono dei metaboliti (derivati) dei grassi che vengono fortemente prodotti dal fegato quando si riducono i carboidrati a lungo termine al di sotto dei 50-60 g/die: questi sono β-idroissibutirrato (βHB), acetone, e acetoacetato (AcAc) (1). Quando i chetoni sono prodotti dal corpo in elevate quantità, e si stabilizzano a determinati livelli nel sangue (0.2-0.5 mmol/L), rendono la dieta per definizione chetogenica.

I chetoni esogeni sono nient’altro che chetoni di sintesi introdotti dall’esterno, in forma di farmaco o di integratore. Questi esistono principalmente in due forme: (2-6)

  • esteri dei chetoni: hanno un doppio legame con l’ossigeno.
  • sali dei chetoni: sono legati a sali come sodio, magnesio, calcio o potassio.

Gli esteri sono più utilizzati per scopi di ricerca e in campo clinico, sono più appropriati per assumere dosi più elevate di βHB e sono prontamente convertiti in AcAc nel fegato.

I sali di chetoni molto più usati come integratori, contengono dosi elevate di sali che possono risultare eccessive e comportare affetti collaterali di natura gastrointestinale (nausea, diarrea, crampi) (2,3).

Alcune autorità definiscono lo stato creato da questi integratori come “chetosi chimica” (4), per distinguerlo dalla chetosi fisiologica causata dalla dieta chetogenica o dal digiuno prolungato.

La differenza è che la chetosi chimica è una condizione artificiale “a singhiozzo” provocata nel breve termine dopo l’ingestione, mentre la chetosi fisiologica è relativamente stabile (4) (se non dopo l’ingestione di carboidrati, mentre l’effetto anti-chetogenico delle proteine è sopravvalutato).

Nel campo clinico i chetoni esogeni erano usati da decenni, e tutt’ora sono discussi in letteratura, ad esempio per alcune malattie neurologiche e metaboliche (2,3) per cui la stessa dieta chetogenica è notoriamente applicata (1). 

I chetoni esogeni nello sport

La moda dei chetoni esogeni, partita dal mondo anglosassone, vede le sue radici nel 2016 con la nascita di una prolifera corrente all’interno della ricerca sulla nutrizione sportiva che ne ha indagato gli effetti su performance e recupero per gli atleti. 

Dalla seconda metà degli anni 2010 fino ad oggi si sono susseguite molte pubblicazioni, tra esperimenti e review, per far luce sull’applicazione di queste molecole, influenzando anche l’industria degli integratori e quindi le mode generate dalle intensive campagne di marketing.

Ma dopo decine e decine di pubblicazioni, le conclusioni delle review sistematiche/meta-analisi attuali concludono che il potenziale di questi composti sia nullo o al massimo scarso, addirittura con diverse evidenze di deterioramento della performance (effetto ergolitico) (5,6). Curiosamente, questo è stato osservato sia con gli esteri che con i sali di chetoni, sebbene gran parte della ricerca sia condotta per gli sport di endurance, per cui è plausibile che il loro utilizzo sia più sensato.

Nonostante la questione continui ad essere indagata (dato che la ricerca in queste direzioni è ancora agli albori), è difficile che le conclusioni saranno molto diverse se non forse per contesti molto specifici e utilizzi extra-sportivi. L’inconsistenza sulle prove di efficacia di questi integratori quantomeno rende ingiustificato il loro prezzo “gonfiato” per l’utilizzo sportivo, perlomeno in rapporto a ciò che attualmente si estrapola dalla ricerca di settore.

I chetoni esogeni come “brucia grassi”

Molte aziende hanno iniziato a proporre i chetoni esogeni anche per dimagrire, coinvolgendo così anche gli appassionati di fitness e coloro che intendono perdere peso. Ma se l’utilizzo nello sport era stato molto indagato, gli effetti sul dimagrimento erano solo ipotetici nonché discutibili per diversi motivi.

Prima di tutto va considerato la chetosi di per sé non favorisce il dimagrimento, dato che le diete chetogeniche non comportano una maggiore perdita di grasso rispetto a diete ricche di carboidrati, a parità di calorie (7). Ma sarebbe scorretto dare per scontato che la chetosi nutrizionale sia sovrapponibile alla chetosi chimica, quindi vanno valutati anche altri dati.

Essendo dei substrati energetici, i chetoni esogeni hanno un contenuto calorico, che sembrerebbe ammontare a ~5 kcal/g (8), quindi più dei carboidrati (tra cui gli zuccheri). Questo integratore andrebbe quindi considerato come una sorta di macronutriente dalle proprietà energetiche, influendo in positivo sul bilancio energetico.

I chetoni esogeni inibiscono la lipolisi e l’ossidazione dei grassi (2), cioè sono “antagonisti” del metabolismo dei grassi, proprio come i carboidrati. Sebbene tali effetti metabolici non siano incoraggianti, il tasso di lipolisi e di ossidazione dei grassi non sono predittori del dimagrimento (“bruciare grassi non significa dimagrire”), altrimenti si potrebbe pretendere che la stessa argomentazione sia valida anche per i carboidrati, ma non è il caso. 

Attualmente, sembra che solo uno studio abbia valutato direttamente gli effetti dei chetoni esogeni sul dimagrimento: in 6 settimane, la somministrazione di sali di chetoni in abbinamento a una dieta chetogenica non ha minimamente influenzato la perdita di grasso (9). Ciò suggerisce che questi integratori non abbiano alcun vantaggio metabolico intrinseco per dimagrire (cioè, a parità di calorie), ma rimarrebbe plausibile un vantaggio indiretto, attraverso una soppressione dell’appetito e una riduzione spontanea dell’introito calorico.

Chetoni esogeni e appetito

Il presunto effetto saziante dei chetoni esogeni è stato maggiormente indagato rispetto all’effetto dimagrante intrinseco. Del resto, i chetoni endogeni (prodotti dal corpo) hanno un noto effetto sulla sazietà, uno dei meccanismi che rendono la dieta chetogenica così efficace per perdere peso, perlomeno inizialmente (1). Ci si può aspettare quindi che anche i chetoni esogeni possano avere un simile effetto, sebbene ciò non sia scontato anche per la necessità di differenziare l’instabile chetosi chimica dalla chetosi fisiologica.

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  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è autore, formatore, personal trainer e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS) e allenamento finalizzati miglioramento fisico. Ha 18 anni di esperienza come natural bodybuilder, conduce da oltre 10 anni un intenso percorso di studio su nutrizione e allenamento, e scrive articoli tecnici per riviste, testi e siti specializzati. Riceve apprezzamenti da molte autorità come Massimo Spattini, Piero Nocerino, Andrea Biasci, Paolo Evangelista, Gianmario Migliaccio, Franco Impellizzeri, Luigi Colbax, Roberto Amorosi Hernandez, Alan Aragon tra i nomi più noti. Collabora per anni per Project inVictus come consulente tecnico, redattore e revisore, è citato come riferimento in diversi libri pubblicati dal brand, ed è ospitato come relatore per vari eventi dal vivo. Dal 2019 pubblica regolarmente per la rivista scientifica internazionale redatta dal ricercatore e nutrizionista americano Alan Aragon.

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