I potenziali inganni delle trasformazioni “prima e dopo” nel fitness

In diverse occasioni passate ho realizzato post e infografiche molto semplici per spiegare i potenziali inganni delle classiche trasformazioni fisiche “prima e dopo”. I riscontri sono stati notevoli perché, da quanto ho potuto vedere, è un tema che non avevo mai visto trattato nel settore. 

I motivi di questa assenza sono comprensibili: chi si affida ai “prima e dopo” ha l’interesse a promuoversi, mentre il pubblico generale non è abbastanza esperto per conoscere i “dietro le quinte” di questo metodo promozionale, lasciandosi ammaliare dal potente e persuasivo effetto visivo. L’impatto emotivo di un’immagine, infatti, predomina sulla valutazione razionale, specie se si è inesperti.

Ho voluto parlare e qui estendere l’argomento perché, come ben sa chi mi conosce, non sono mai stato un commerciale, e ho sempre tenuto a trattare argomenti inediti per permettere la crescita del settore. Quindi questo articolo è almeno in parte contro il mio interesse, ma ha un fine molto nobile e educativo per chi vuole avvicinarsi al mondo del fitness parlando di un tema che di solito non si ha il coraggio di affrontare.

Nonostante l’enorme evoluzione nella cultura generale sul fitness, i casi “prima e dopo” rimangono un esempio intramontabile di potenziale inganno che ancora non è stato platealmente sdoganato. Eppure, talvolta i buoni risultati non dipendono da chissà quale competenza, metodo o abilità.

Ho selezionato 5 motivi comuni per cui questo metodo può risultare spesso ingannevole, ma se ne potrebbero trovare molti altri. Per ulteriori approfondimenti sugli errori del “guardare i risultati”, suggerisco l’articolo principale “Io guardo/porto i risultati”: fallacie e bias dell’aneddotica nel fitness.

Motivi principali

Selezione dei casi

È comprensibile che chi mostra i risultati, di solito, sceglie principalmente i più eclatanti. Il successo dipende spesso dalla genetica e dalla motivazione del cliente, non da chissà quale metodo avanzato.

Questo “trucco” sfrutta il cosiddetto bias di selezione, dando l’illusione che chiunque si faccia seguire da un dato coach ottenga risultati eccellenti grazie alle sue capacità.

In realtà, mostrare solo i migliori risultati (magari tra molti più insuccessi) non dimostra automaticamente competenza.

Il gioco dei grandi numeri

Se un coach ha centinaia di clienti, è normale che sui grandi numeri alcuni otterranno trasformazioni impressionanti a prescindere.

Su 100 persone seguite, il 10% di successi è una percentuale molto bassa, ma il numero assoluto sarà lo stesso di chi segue 20 persone con il 50% di successi.

Più clienti si seguono, più possibilità si hanno di selezionare casi buoni o eclatanti: questo non dimostra realmente l’abilità, ma è una questione meramente statistica.

Clientela selezionata

Un coach che attira atleti avanzati – il caso emblematico del preparatore di bodybuilding – otterrà risultati migliori perché segue persone più predisposte e atleti già “rodati”, che inoltre spesso potrebbero fare uso di sostanze dopanti, portando a risultati ancora più impressionanti.

Se si lavora con il pubblico generale, i risultati medi saranno molto meno spettacolari, nonostante i metodi non siano per forza inferiori.

Paradossalmente, un metodo molto valido può portare a risultati mediocri rispetto a un metodo scadente, a seconda di chi si sta seguendo. In altre parole, la spettacolarità dei risultati non è proporzionale alle competenze di un coach o alla validità del protocollo.

Gli artefatti visivi

Un altro problema frequente è che il “prima” viene spesso scattato in una condizione deliberatamente peggiore rispetto al “dopo”, senza che venga rispettata la parità di condizioni nel confronto.

Basta cambiare luce, angolazione, posa o persino costume. Nel “dopo” si possono adottare strategie per esaltare il fisico: slip più alti o tacchi per far sembrare le gambe più longilinee, abbronzatura, olio o un’illuminazione migliore per esaltare i muscoli o per nascondere le rughe e le irregolarità. 

Altrettanto comune è correggere la postura o adottare pose più erette e contrazioni muscolari che nel “prima” non venivano utilizzate. 

Talvolta, gran parte del miglioramento apparente è dato da questi ingannevoli artefatti visivi più che dalla trasformazione fisica in sé. 

L’inganno della dieta

Possibile caso di trasformazione dato quasi solo da un banale dimagrimento (dieta).

Un ultimo inganno molto importante dei “prima e dopo” è quello rappresentato dalla dieta. Molti casi di successo sono dovuti perlopiù a un dimagrimento consistente, che renderà i muscoli più esposti mettendo in risalto la forma fisica generale, e la rotondità e durezza dei muscoli (motivo per cui, molto spesso, per ottenere un fisico “tonico” basta dimagrire).

Gli inesperti non sanno capire se i muscoli più visibili nel “dopo” siano dovuti a un’effettiva crescita muscolare data dal metodo di allenamento, o a una mera riduzione generale del grasso corporeo data da un normale dimagrimento.

In genere la seconda opzione non viene valutata, perché per gli inesperti è totalmente controintuitiva: non si rendono conto di quanto alterare la massa grassa influisca sul fisico e sulla percezione di muscolarità o “tonicità”.

Eppure, talvolta il muscolo può non essere proprio cresciuto, o comunque non essere cresciuto a tal punto da risultare la causa reale della trasformazione fisica.

Conclusioni

Bisogna capire che i “prima e dopo” sono una comprensibile tattica di marketing per promuovere il proprio servizio, e come tale non rispondono alle regole dell’etica e dell’onestà intellettuale.

I “prima e dopo” non sono inequivocabili prove di competenza, o perlomeno di maggiore competenza rispetto a chi porta risultati meno spettacolari, o chi ne porta di meno.

Banalmente, un coach può apparire meno competente solo perché è trasparente o segue meno casi, anche se è molto più preparato. Quindi non c’è una relazione proporzionale tra buoni risultati e migliore preparazione o competenza.

Attenzione: questo non significa che i “prima e dopo” non possano essere dimostrazione di competenza, ma bensì che non sono dimostrazioni inequivocabili e che non c’è una relazione automatica e proporzionale tra le due cose.

 

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  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è un formatore e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS, Barça Universitas) e biomeccanica applicata all'esercizio per l'ipertrofia. Per 5 anni, ha ricoperto ruoli di referente tecnico senior per l'azienda leader Project inVictus e ha collaborato con altre importanti realtà nazionali del settore. È citato e ospitato in numerose pubblicazioni e riviste di settore ed è autore del testo scientifico Body Comp Nutrition.

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