Dieta “normoproteica” e dimagrimento: una caloria è ancora una caloria?

Body Comp Nutrition: il testo scientifico di riferimento per migliorare la composizione corporea e l’estetica fisica.

In un articolo del 2016, introducevo sul web italiano per la prima volta il concetto di vantaggio metabolico, definito dagli scienziati come un vantaggio intrinseco di un dato rapporto di macronutrienti per il dimagrimento. Una definizione che, negli anni successivi, è stata ampiamente ripresa da altri colleghi e collaboratori.

Nel mio testo Body Comp Nutrition ho ampliato la questione, dedicandone un intero capitolo e approfondendo le controversie e le ambiguità che la circondano. Se in origine il vantaggio metabolico era stato sostenuto per le diete low-carb iperproteiche, oggi un filone di ricerca lo sostiene per le diete “normoproteiche”. 

L’articolo passa in rassegna gli studi più rilevanti che hanno confrontato diversi livelli di apporto proteico, valutando la solidità delle prove a favore della dieta ‘normoproteica’ come strategia per il controllo del peso, con l’obiettivo di offrire al professionista della nutrizione uno strumento aggiornato per orientarsi nel dibattito. Rispetto a quanto discusso nel testo, tale contributo rappresenta un ampliamento e un aggiornamento della trattazione.

Dieta normoproteica vs iperproteica

Come ben spiegato in Body Comp Nutrition, nella letteratura scientifica il termine “dieta iperproteica” non ha una definizione unanime. Tuttavia, ai fini della chiarezza, è legittimo individuare una soglia ragionevole — per quanto arbitraria — che renda una dieta definibile come tale, ovvero attorno a 1.2 g/kg sul peso ideale, o meglio, con una percentuale di grasso non a livelli sovrappeso (≥17-20% per l’uomo, ≥27-30% per la donna).

“Dieta normoproteica” è un termine informale, diffuso nella letteratura divulgativa italiana, per indicare livelli “non iperproteici” e quindi prossimi a 0.8-1.0 g/kg. Nel corso dell’articolo verrà utilizzata questa espressione per riferirsi a tali livelli proteici minimi, oggetto di alcune recenti correnti di ricerca per il loro presunto vantaggio metabolico sul dimagrimento.

 

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Vantaggio metabolico

In Body Comp Nutrition spiego che il termine vantaggio metabolico è stato apparentemente introdotto nella letteratura sulla nutrizione nel libro divulgativo sulla Dieta Atkins del cardiologo statunitense Robert Atkins. Atkins sosteneva che le diete fortemente ristrette in carboidrati (low carb, principalmente le diete chetogeniche) permettessero il dimagrimento anche senza ridurre le calorie.

Già all’epoca, l’idea di Atkins veniva confutata dagli esperimenti controllati più rigorosi sull’uomo, ma occorrerà attendere qualche anno prima che gli studi sul confronto tra diete a pari calorie iniziassero a misurare la massa grassa, confermando più chiaramente l’errore.

Ciononostante, il concetto di vantaggio metabolico è stato poi accolto anche nel mondo scientifico, venendo definito come la capacità intrinseca di una dieta di permettere una maggiore perdita (o un minore aumento) di grasso rispetto a un’altra dieta a parità di calorie (1,2). Questo mette in discussione il classico modello “una caloria è una caloria” (ACIAC), secondo cui i macronutrienti sarebbero intrinsecamente equivalenti nel regolare il grasso corporeo.

Questo vantaggio si tradurrebbe in un maggiore dispendio energetico a parità di apporto energetico, determinando uno sbilanciamento negativo del bilancio. Si precisa che lo sbilanciamento non sarebbe rappresentato dalle componenti attive del metabolismo (attività fisica) ma da quelle passive (metabolismo basale, termogenesi indotta dalla dieta o termogenesi adattativa).

Nel libro spiego anche che, nel corso dei decenni, il vantaggio metabolico sia stato attribuito, a seconda delle teorie, all’aumento di uno dei tre macronutrienti (diete iperproteiche, iperglucidiche o iperlipidiche) oppure alla restrizione di due di essi (diete low-carb o low-fat). L’unica combinazione rimasta inesplorata fino a tempi recenti è stata la restrizione delle proteine, proprio quella che oggi alcuni ricercatori propongono come via per ottenerlo.

Dieta “normoproteica” vs. iperproteica per il dimagrimento

Come ben spiegato in Body Comp Nutrition, le posizioni dominanti nella ricerca recente supportano da tempo i vantaggi della dieta iperproteica per il controllo del peso. I benefici promossi sono il mantenimento della massa magra e del metabolismo basale, il controllo dell’appetito e eventualmente l’attenuazione della depressione metabolica indotta dalla dieta ipocalorica (termogenesi adattativa) (3-5).

Apparentemente, le review sistematiche con meta-analisi (SRMA) al riguardo non osservano vantaggi così eclatanti come si concluderebbe da questa narrazione (6-8). Tuttavia, il loro limite è che la quota proteica dei gruppi “meno proteici” confrontati è molto eterogenea, includendo soprattutto diete “meno iperproteiche” (≥1,2 g/kg) piuttosto che strettamente “normoproteiche” (0.8-1.0 g/kg), non potendo fornire una risposta chiara sugli effetti di queste ultime a tal proposito.

Un’interpretazione alternativa potrebbe quindi essere che una quantità di proteine tipica della dieta iperproteica conferisca i vantaggi descritti per il controllo del peso fino a un plateau, oltre il quale non si osservano ulteriori benefici. Del resto, come documentato in Body Comp Nutrition, questo è stato osservato per l’effetto delle diete iperproteiche sull’appetito.

In questa sede, tuttavia, lo scopo è valutare gli effetti intrinseci — cioè indipendenti dall’apporto calorico — delle diete “normoproteiche” sul dimagrimento, per capire se rappresentino un’eccezione rispetto al modello “una caloria è una caloria”, come proposto da alcuni studi recenti. 

Il vantaggio metabolico della dieta “normoproteica”

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  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è un formatore e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS, Barça Universitas) e biomeccanica applicata all'esercizio per l'ipertrofia. Per 5 anni, ha ricoperto ruoli di referente tecnico senior per l'azienda leader Project inVictus e ha collaborato con altre importanti realtà nazionali del settore. È citato e ospitato in numerose pubblicazioni e riviste di settore ed è autore del testo scientifico Body Comp Nutrition.

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