Inflessibilità metabolica “inversa”: una prospettiva alternativa sull’efficienza metabolica

La flessibilità metabolica di solito viene riferita alla facilità o all’efficienza con cui il metabolismo energetico passa dall’ossidazione (impiego energetico) dei carboidrati all’ossidazione dei grassi. Quando viene compromessa l’abilità di ossidare i grassi si parla di inflessibilità metabolica, uno stato che si può osservare nell’obesità, nel diabete o in altre malattie metaboliche (1).

Un modo spesso proposto per migliorare lo stato di inflessibilità metabolica è quello di ridurre i carboidrati nella dieta, in maniera da forzare il metabolismo energetico ad affidarsi ai grassi a scapito del glucosio, ma è necessario valutare cosa dicono le evidenze scientifiche a riguardo.

Ad ogni modo, la definizione di inflessibilità metabolica come sopra esposta è in realtà parziale, perché il concetto può essere esteso anche alla condizione diametralmente opposta, e nell’articolo vedremo in quali casi può essere riscontrata.

Diete ipoglucidiche-iperlipidiche (LCHF) e flessibilità metabolica

Dato che la comune definizione di inflessibilità metabolica è la difficoltà a ossidare i grassi (1), si potrebbe dare per scontato che una dieta low carb sia superiore per migliorare questo parametro.

Ciò è legato al fatto che la restrizione dei carboidrati aumenta inevitabilmente il tasso di ossidazione dei grassi, e dal punto di vista fisiologico ciò forza il metabolismo a fare più affidamento su questo substrato a scapito del glucosio

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  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è formatore, natural bodybuilder, personal trainer e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS) e allenamento per il miglioramento fisico. Con oltre 10 anni di esperienza attiva nella divulgazione scientifica, è stato per anni referente tecnico per l'azienda leader Project inVictus con vari ruoli, e richiesto da altre importanti realtà del settore nazionale. È autore per testi e riviste di settore, come Alan Aragon's Research Review, redatta dal ricercatore e nutrizionista americano Alan Aragon.

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