Le proteine alimentari fanno ingrassare?

Articolo originariamente pubblicato in due parti su vivereinforma.it il 3 aprile 2014.

Le proteine sono sempre state al centro del dibattito alimentare. Alcune autorità sostengono l’idea che le proteine contribuiscano all’aumento di peso se assunte in eccesso.

Una quantità di proteine al di sopra dei fabbisogni minimi suggeriti dal RDA (0.8 g/kg) è ritenuta importante soprattutto nella perdita di peso per vari benefici.

Queste permettono di limitare o prevenire il declino della massa magra e del metabolismo basale, migliorare il controllo glicemico, mantenere un alto grado di sazietà (riducendo l’introito calorico), e nel complesso, migliorare la composizione corporea (1-5).

Può essere discutibile quindi che un apporto proteico superiore ai fabbisogni minimi ostacoli la perdita di peso, mentre nella ricerca si suggerisce il contrario. Una nozione sicuramente più verosimile, è che l’eccesso calorico al di sopra dei livelli di mantenimento (dieta ipercalorica), di qualsiasi natura esso sia, sul lungo termine favorisce l’aumento del grasso corporeo, il che ha delle solide basi scientifiche (6,7).

Parte 1: Introduzione alle controversie

Al di là del fatto che in condizioni normali l’aumento del grasso corporeo avviene con un surplus calorico (6,7), esistono pochi studi che hanno valutato la capacità intrinseca delle proteine di favorire l’aumento del grasso, nonostante la diffusione di questa idea.

Questo equivoco può essere dovuto ad alcuni bias e fallacie, come il mere exposure effect (8) e la fallacia ad populum (9); questi spiegano come le persone tendono a ritenere vera una certa informazione per il semplice motivo di esserne costantemente esposte o di essere sostenuta da una maggioranza, o a screditare a priori una nozione poco diffusa, indipendentemente dalla loro oggettiva fondatezza.

In un interessante intervento di Lyle McDonald, del 2010, l’autore si è espresso sul suo sito tramite un breve articolo in stile “domanda-risposta” (10).

[…] Il potere saziante delle proteine renderebbe impossibile un consumo [di] 5000 calorie da proteine pure [ovvero] 1250 g […]. Oltre a ciò, mentre esistono vie biochimiche per la conversione delle proteine in grasso nell’uomo, la probabilità che questo accada in alcune circostanze assurdamente non fisiologiche è effettivamente nulla.

[…] l’effettiva conversione dei carboidrati in grasso negli esseri umani in condizioni dietetiche normali è minima se non insignificante. […] Il che significa che la quantità di proteine che viene convertita in grasso in maniera quantitativamente significativa è nulla.

Alcuni aminoacidi vengono elaborati in buona parte nel fegato e questo può produrre glucosio, chetoni e poche altre cose. Ma i trigliceridi (la forma di grasso di deposito) non sono una di queste. Consideriamo che se le proteine vengono impiegate per essere convertite in grasso, dovrebbero prima essere convertite in glucosio, e solo se la quantità prodotta risulta poi in eccesso rispetto al fabbisogno di mantenimento quotidiano ci sarebbe la conversione in grasso. Ma, come osservato in precedenza, questo semplicemente non accade in qualsiasi ragionevole e normale circostanza.

Nessun essere umano potrebbe mangiare abbastanza proteine su base giornaliera per fare in modo che ciò si verifichi. Quello che accade […] è che l’ossidazione degli aminoacidi (impiegati per produrre energia) incrementa leggermente, anche se [..] si tratta di un processo lento e incompleto. […] mentre la via metabolica che prevede la conversione delle proteine in grasso di deposito esiste, e la gente continuerà a sostenere che “le proteine in eccesso si trasformano solo in grasso”, in realtà questo semplicemente non accade in qualsiasi tipo di situazione reale. Certamente possiamo sognare delle situazioni teoriche strane in cui potrebbe, ma queste non possono essere applicate al 99,9% delle situazioni del mondo reale.

Secondo McDonald l’eccesso di proteine a livelli tali da apportare un livello di calorie da sole proteine esagerato è una condizione praticamente impossibile nel mondo reale. Le proteine sono note come il macronutriente dal maggiore potere saziante (1,11) (quindi più di carboidrati e grassi), quindi un’assunzione di sole proteine tale da apportare molte calorie in eccesso risulta fisiologicamente non verosimile.

Proprio per questo molti scienziati suggeriscono un aumento delle proteine alimentari durante una dieta ipocalorica per la perdita di peso, anche se ciò non è dovuto solo a questi vantaggi, ma ha delle implicazioni favorevoli molto più ampie (1-5,11). McDonald fa presente che anche la stessa conversione dei carboidrati alimentari in trigliceridi è un evento ben poco probabile in condizioni normali, cosa ben nota nella ricerca.

Seguendo il filo logico di McDonald, se anche solo la sintesi netta dei grassi provocata dalla conversione dei carboidrati alimentari è un processo che si verifica difficilmente nell’uomo in condizioni normali (e ancora meno negli sportivi), le proteine alimentari, che per alimentare questo processo dovrebbero dapprima essere convertite in glucosio, di fatto non riescono a contribuire in maniera rilevante alla conversione e all’accumulo netto di grasso. Mentre durante i programmi alimentari ipocalorici per la perdita di peso viene normalmente suggerito di aumentare l’apporto proteico al di sopra del fabbisogno minimo sufficiente nel mantenimento (1-5) (cioè superiore ai 0.8 g/kg).

L’aumento dell’apporto proteico sotto dieta ipocalorica permette in diverse circostanze una maggiore perdita di grasso corporeo rispetto a condizioni in cui le proteine risultano insufficienti (3,18,19), oltre a prevenire la riduzione della massa magra e il conseguente declino del metabolismo basale (3,20,21), che possono riflettersi su un peggiore controllo glicemico e su una riduzione del dispendio lipidico (22). Sintetizzando, durante un programma dietetico ipocalorico per la perdita di peso più proteine alimentari rispetto ai livelli minimi certamente non ostacolano la riduzione del grasso corporeo, ma anzi la promuovono.

Anche altri autori sembrano essere d’accordo con quanto sostenuto da McDonald. Ecco ad esempio quanto dichiara sul suo blog Martin Berkhan, autore svedese noto per aver sfatato molti miti che caratterizzano l’approccio alimentare classico, e ideatore del modello dietetico LeanGains, una forma di digiuno intermittente usata soprattutto nel bodybuilding (23):

[…] A complicare ulteriormente il problema, per quanto riguarda la quantificazione della sintesi di grasso dalle proteine, c’è la composizione aminoacidica della proteina consumata, in quanto essa varia a seconda della fonte proteica. Gli aminoacidi sono glucogenetici, chetogenici, o entrambi, e utilizzano diverse vie metaboliche per la sintesi dei grassi. Ad esempio, un amminoacido glucogenetico deve essere convertito in glucosio (de-novo gluconeogenesi) prima di poter contribuire alla sintesi dei grassi tramite la de-novo lipogenesi, mentre un amminoacido chetogenico può contribuire attraverso una via più diretta (via acetil-CoA).

Un giorno potrei rivisitare ancora questo argomento, così come ne ho discusso con alcuni biochimici competenti, ma il concetto chiave è che la proteina non può contribuire all’aumento di grasso in maniera diretta a qualsiasi grado significativo. Anche in scenari altamente artificiali, come la sovralimentazione di migliaia di calorie di proteine pure, si produrrebbe un guadagno di grasso che sarebbe molto inferiore a quello che viene stimato dalle formule tradizionali (cioè 700 calorie in eccesso di grassi o carboidrati = aumento di peso 0.1 kg non è valido per un surplus di proteine) .

Di certo le parole di Berkhan non sono prova inconfutabile che le proteine non contribuiscano all’accumulo di grasso, ma un’altra importante testimonianza deriva da Stuart Phillips, noto ricercatore attivo soprattutto nell’ambito del fabbisogno proteico per sportivi, nonché autore di alcuni documenti riportati anche in questo stesso articolo (2). Phillips in un’intervista cita testualmente:

“[…] Inoltre, le proteine in eccesso non vengono convertite in grasso dal momento che solo due aminoacidi possono portare alla sintesi dei grassi!” (24)

Sebbene le posizioni dei due precedenti autori fossero sufficienti a sollevare dei forti dubbi sulla fondatezza di questa nozione, se a rafforzare tali osservazioni si aggiunge l’intervento di un noto ricercatore specializzato proprio nel campo delle proteine alimentari quale Stuart Phillips, ciò convince ulteriormente sul fatto che effettivamente le proteine alimentari farebbero ingrassare mediante una conversione in grasso.

Phillips non cita quali due amminoacidi siano i soli capaci di stimolare la sintesi dei grassi, ma in letteratura (25,26,27,28), e di riflesso in alcuni testi recenti (29), è riferito che glutammina, prolina, e in maniera minore l’alanina, siano in grado di produrre questo effetto. Gli amminoacidi che si ritiene alimentino la lipogenesi sono nominati amminoacidi lipogenici (28,30). Ciò che può risultare una forte limitazione riguardo a tali evidenze, è che questi dati sono stati ottenuti da esperimenti in vitro sugli epatociti dei ratti, e non in vivo sull’uomo.

La validità di questo tipo di sperimentazione non potrebbe essere estesa di conseguenza sull’uomo in condizioni normali. Non è raro infatti osservare che i risultati in vitro e sui ratti non trovino la stessa risposta in vivo sull’uomo, e come di conseguenza si ritenga che gli studi su animali non possano essere considerati validi anche per l’uomo (31,32). Questo potrebbe ancora supportare il concetto che nell’uomo, e nella vita reale, la lipogenesi da amminoacidi o da proteine sia un processo non verificato.

È interessante osservare comunque, come riferito da McDonald e Berkhan, che a livello teorico-biochimico effettivamente la via metabolica che porta alla formazione dei grassi dalle proteine esista:

Gli amminoacidi possono essere captati dal fegato e convertiti a piruvato e acetil-CoA. Queste molecole vengono poi utilizzate per formare i trigliceridi. L’energia richiesta per convertire gli amminoacidi in trigliceridi è maggiore di quella richiesta per convertire il glucosio in trigliceridi. Questo perché il gruppo amminico contenente azoto deve prima essere rimosso, e poi la struttura rimanente viene convertita ad acetil-CoA (McGuire M, Beerman K., 2012) (33).

Ma, affidandoci ancora a quanto affermato dai due autori, ciò non significa necessariamente che nel mondo reale questi processi si verifichino, almeno in maniera tale da produrre un’effettiva conversione e accumulo netto di grasso.

Parte 2: Le evidenze scientifiche

Nella prima parte abbiamo gettato le basi per comprendere come le proteine alimentari, assunte in “eccesso” (per quanto definizione vaga), non portano necessariamente all’accumulo di grasso. Devono infatti essere vere alcune condizioni che abbiamo definito nella parte precedente, senza le quali più proteine non significa più grasso.

La pura teoria biochimica e le ipotesi, però, non possono dare una risposta concreta e completa su questo tema, o perlomeno sulle implicazioni riscontrate nella vita quotidiana. Anche gli esempi di McDonald e Berkhan potrebbero non essere applicabili nel mondo reale, perché questi erano basati su un’ipotetica e alquanto improbabile iperalimentazione di sole proteine, ma non su condizioni verosimili in cui molte proteine vengono assunte in una dieta ipercalorica mista.

Per poter verificare la veridicità della teoria che sostiene l’azione lipogenetica delle proteine sono necessarie delle evidenze empiriche, cioè su dei test controllati su soggetti sani che si alimentano con diverse quantità di proteine in un contesto dietetico controllato ipercalorico (in condizioni di aumentare il grasso corporeo) e isocalorico (per verificare quanto le proteine incidano a parità di calorie totali assunte tra i gruppi), misurando le variazioni della composizione corporea sul lungo termine.

Sembra che nella letteratura scientifica fino a pochi anni fa non esistesse uno studio ben organizzato in grado di stabilire se e come le proteine alimentari contribuissero ad aumentare il grasso corporeo. Di conseguenza, la nozione secondo cui le proteine in eccesso vengono convertite in grasso (de novo lipogenesi) era basata puramente su una teoria non direttamente e empiricamente verificata sull’uomo, e quindi per definizione su un’ipotesi più che su un’evidenza.

Lo studio Bray et al (2012)

Nel 2012, sul The Journal of the American Medical Association (JAMA) viene pubblicato uno studio di Bray e colleghi (7), che ha cercato di dare una chiara risposta sul ruolo delle proteine in un contesto di iperalimentazione, cioè di accumulo di grasso. Questo studio è degno di nota perché sembra essere ad oggi l’unico che ha effettivamente analizzato empiricamente (quindi direttamente), il ruolo delle proteine nell’accumulo di grasso nell’uomo. Come dichiarato dagli stessi: “A nostra conoscenza, il nostro studio è l’unico ad esaminare il range dei livelli di assunzione di proteine” (Bray et al. 2012).

Vennero coinvolti 25 soggetti, 16 uomini e 9 donne sani, tra i 18 e i 35 anni, con BMI compreso tra 18 e 30 (da normopeso a visibilmente sovrappeso). L’obiettivo era verificare l’effetto del consumo di una quantità bassa, normale o alta di proteine sull’aumento del peso, sulla spesa energetica e sulla composizione corporea. Dopo aver seguito una dieta bilanciata per la stabilizzazione del peso (normocalorica) per 13-25 giorni, i soggetti vennero divisi in 3 gruppi con assegnate rispettivamente 3 diverse diete ipercaloriche, tutte con un surplus di circa il 40% dell’apporto calorico rispetto al mantenimento (in media, +954 kcal/d), per 8 settimane (56 giorni). Questo indica che i tre gruppi assumevano diete isocaloriche con un apporto calorico del 140% rispetto ai livelli di mantenimento. La differenza tra le diete dei 3 gruppi stava soprattutto nell’apporto proteico:

  • gruppo ipoproteico: assumeva il 5% delle calorie da proteine (6% proteine, 52% grassi, 42% carboidrati);
  • gruppo normoproteico: assumeva il 15% della calorie da proteine (15% proteine, 44% grassi, 41% carboidrati);
  • gruppo iperproteico: assumeva il 25% delle calorie da proteine (26% proteine, 33% grassi, 41% carboidrati);

Per essere più chiari, i tre gruppi consumavano tre diverse diete ipercaloriche dello stesso apporto calorico (surplus del 40%), con la differenza che ognuno dei tre presentava una diversa componente proteica e lipidica, mentre l’apporto di carboidrati tra i tre gruppi risultava praticamente pareggiato. L’assunzione media di proteine ammontava a ~47 g (0.68 g/kg) nel gruppo ipoproteico, ~140 g (1.79 g/kg) nel gruppo normoproteico e ~230 g (3.0 g/kg) nel gruppo iperproteico.

Le percentuali proteiche sono riferite ad un apporto ipercalorico e non normocalorico, e per tale motivo le rispettive percentuali sarebbero maggiori se le si calcolasse in rapporto ad una dieta normocalorica. Il gruppo definito “normoproteico” in realtà assumeva quantità per definizione iperproteiche (~1.8 g/kg), almeno in relazione ai fabbisogni di una persona media e non sportiva. Il gruppo ipoproteico invece assumeva quantità proteiche medie comunque inferiori ai fabbisogni minimi di 0.8 g/kg imposti dal RDA.

La parità delle calorie tra i tre gruppi è fondamentale, poiché l’apporto calorico viene considerato il principale fattore determinante le variazioni di grasso corporeo, pertanto è necessario sottoporre tutti i gruppi alle stesse condizioni di surplus calorico al fine di comprendere quanto incidano diverse quantità di proteine nell’aumento del grasso. Le differenze nella composizione corporea sono state misurate con la DEXA, un metodo piuttosto preciso per monitorare le variazioni della massa grassa.

Risultati

Durante il periodo di sovralimentazione tutti i soggetti guadagnarono peso senza alcuna differenza tra i sessi. L’aumento nel gruppo ipoproteico fu di 3.16 kg, circa la metà del guadagno ottenuto dagli altri due gruppi. Il gruppo normoproteico aumentò il peso in media di 6.05 kg, mentre il gruppo iperproteico in media di 6.51 kg. Questo inferiore aumento di peso nel gruppo ipoproteico è stato associato al mancato aumento della massa magra, e non della massa grassa.

Il gruppo ipoproteico subì una riduzione media della massa magra di 0.70 kg, il gruppo normoproteico aumentò la massa magra in media di 2.87 kg, mentre il gruppo iperproteico fece registrare un aumento medio di 3.18 kg. In altre parole l’aumento della massa magra era circa proporzionale all’introito proteico, a parità di calorie. Chi consumava proteine insufficienti tese a perdere massa magra, nonostante le calorie, ancora di più in eccesso, abbiano notoriamente un effetto favorevole sul risparmio proteico e sul bilancio azotato (34).

A rendere i risultati più interessanti fu la variazione del grasso corporeo tra i tre gruppi. L’aumento medio della massa grassa tra i tre gruppi fu di +3.51 kg e tra loro non statisticamente differente: tutti i gruppi aumentarono il grasso corporeo in maniera molto simile. Tuttavia, il gruppo ipoproteico presentava un accumulo medio di grasso leggermente superiore, di più di 200 g di grasso (circa 2000 kcal) rispetto agli altri due gruppi. In sintesi, tutti i tre gruppi aumentarono il grasso corporeo in maniera simile, mentre i gruppi con più proteine subirono un aumento della massa magra all’incirca in proporzione all’introito proteico.

Anche se non si conosce la precisa composizione della massa magra (probabilmente mediato in parte un aumento del glicogeno), è altrettanto probabile che si sia verificato anche un incremento della massa proteica. Solo i gruppi più proteici subirono un aumento del metabolismo basale e totale, potenzialmente dovuto ad un aumento dei tessuti metabolicamente attivi, mentre nel gruppo ipoproteico rimasero grosso modo invariati.

I normali livelli di attività fisica durante il periodo di sovralimentazione erano bassi e non cambiarono rispetto ai valori precedenti per tutti i gruppi. Gran parte dell’incremento del dispendio energetico nei gruppi più proteici si manifestò nelle prime due settimane, mentre nelle rimanenti 6 settimane si è verificò un ulteriore incremento nel gruppo normoproteico, ma minimi cambiamenti nel gruppo iperproteico. La conclusione dei ricercatori fu che l’eccesso energetico fosse in grado di predire l’aumento della massa grassa, mentre l’introito proteico fosse in grado di predire solo l’aumento della massa magra, ma non le variazioni dei depositi di grasso.

Conclusioni dello studio

La conclusione principale dei ricercatori è stata che durante la sovralimentazione, le calorie sono più importanti delle proteine per aumentare la massa grassa, mentre le proteine influenzano il dispendio energetico basale e totale e le variazioni della massa magra, ma non della massa grassa. Le differenze tra i gruppi sono state spiegate tenendo conto che l’energia in eccesso veniva impiegata o per essere immagazzinata in grasso, o in proteine, o spesa come maggiore energia totale.

Nella dieta ipoproteica, più del 90% dell’energia in surplus veniva accumulata come grasso. Poiché in questo gruppo non c’è stato un aumento della massa magra, ma piuttosto una riduzione, l’aumento del 6.6% del dispendio energetico totale rifletteva solo il costo energetico per lo stoccaggio dei grassi. Nei gruppi normoproteico e iperproteico, invece, solo circa il 50% dell’eccesso di energia era stato accumulato come grasso, mentre gran parte del resto era dispersa in calore (termogenesi).

Secondo i ricercatori, probabilmente il maggiore dispendio energetico totale nei gruppi più proteici rifletteva i maggiori costi per il turnover (ricambio) e l’accumulo di proteine. L’aumento del dispendio energetico verificatosi nei gruppi con maggiore introito proteico è stato associato all’aumento della massa magra.

In sintesi, l’aumento di peso quando si mangia una dieta a basso contenuto di proteine (5% di energia dalle proteine) è stato attenuato rispetto all’aumento di peso quando si mangia una dieta proteica normale (15% di energia dalle proteine) con lo stesso numero di calorie in eccesso.

Le sole calorie, tuttavia, hanno contribuito all’aumento del grasso corporeo. Al contrario, le proteine hanno contribuito alle variazioni del dispendio energetico e della massa magra, ma non all’aumento del grasso corporeo.” (Bray et al. 2012)

Se sottoposti ad un surplus calorico, a parità di calorie introdotte, più proteine di certo non impediscono che si accumuli grasso, in quanto le calorie risultano il principale fattore che determina tale aumento, ma l’aumento delle proteine permette che esse vengano impiegate per aumentare la massa magra, e non strettamente quella grassa.

Da notare infatti che tutti i tre gruppi hanno aumentato la massa grassa in maniera simile (anche se leggermente di più nel gruppo ipoproteico), ma l’aumento della massa magra si è verificato solo nei gruppi normoproteico e iperproteico, e più massa magra è stata ottenuta dal gruppo che assumeva più proteine. Per di più, questo studio dimostra che con apporti proteici che raggiungono fino quasi 4 volte i fabbisogni minimi suggeriti dal RDA (il gruppo iperproteico consumava in media 3.0 g/kg di proteine), molte proteine non contribuiscono ad accumulare più grasso.

Il fatto che le calorie in eccesso, ma non le proteine, contribuiscano a far accumulare grasso, sembra paradossale (“Una caloria non è una caloria”). Infatti anche le proteine apportano calorie, che in quanto a valore dovrebbero essere pari a quelle dei carboidrati. In effetti le calorie apportate dalle proteine determinano un effetto termogenico (DIT) che ammonta a circa il 20-30% (media 25%) del loro introito calorico, un valore di gran lunga superiore alla termogenesi indotta dai carboidrati (6-8%) (35).

Non a caso in letteratura qualcuno ha proposto che a causa del loro alto potere termogenico il valore calorico reale delle proteine debba essere di 3.2 kcal/g piuttosto che 4 kcal/g (36). Il fatto che un maggiore apporto proteico, a parità di calorie assunte, si traduca in un maggiore deficit calorico, è stato riconosciuto come “inefficienza termodinamica” (37). Questo può spiegare almeno in parte perché i gruppi con maggiore apporto proteico presentassero un dispendio energetico totale generalmente superiore.

Conclusioni finali

Nei programmi dietetici ipocalorici per la perdita di peso viene suggerito un aumento delle proteine rispetto ai fabbisogni minimi di 0.8 g/kg al fine di mantenere la massa magra e il metabolismo basale e per incidere positivamente su vari altri parametri che permettono di ridurre con una maggiore efficienza la massa grassa (1,2,3,4,5). La causa dell’aumento del grasso corporeo invece viene attribuita all’aumento cronico delle calorie al di sopra dei livelli di mantenimento (dieta ipercalorica), indipendentemente dalla composizione della dieta (6,7).

Fino a tempi recenti l’effetto delle proteine sull’aumento del grasso corporeo, benché supportato da molti testi scientifici, sembrava essere solo teorizzato sulla base delle effettivamente esistenti vie metaboliche, ma analisi specifiche e recenti sull’uomo dimostrano chiaramente che il fattore che determina l’accumulo di grasso sia l’apporto calorico, quindi le proteine alimentari non apportano alcun contributo ulteriore in questo processo.

In condizioni ipercaloriche, la componente proteica della dieta ha di per sé ha impatto neutro sull’accumulo di grasso, ma incide concretamente sull’aumento della massa magra (senza attività fisica) e del dispendio energetico basale e totale. Questo può essere confermato dal fatto che diete dello stesso apporto calorico in eccesso causino lo stesso aumento della massa grassa, ma non di quella magra. Mentre a parità di apporto calorico in eccesso, diete dalla diversa componente proteica hanno un diverso impatto sulle variazioni della massa magra e del metabolismo basale e totale.

Per quanto si tenda comunemente a ritenere che la massa magra non possa essere aumentata senza esercizio fisico, molte evidenze hanno da tempo documentato che questo aumento possa avvenire anche con la sola dieta, laddove le proteine e le calorie risultano i fattori determinanti in questo processo (7,38,39,40,41). Proteine insufficienti portano ad un decremento della massa magra e del dispendio energetico, mentre l’aumento delle proteine alimentari, a parità di apporto calorico, è circa proporzionale all’aumento della massa magra e del dispendio energetico (7).

Per concludere, è necessario sottolineare un aspetto paradossale, in quanto importanti testi recenti di stampo scientifico continuano a supportare alcune nozioni che non trovano riscontro in letteratura, affermando l’esatto contrario di quanto stabilito dalla ricerca:

“Mangiare proteine extra durante i periodi di sufficienza di glucosio e di calorie contribuisce generalmente ad accumulare più grassi, non alla crescita muscolare. Questo perché, durante i periodi di eccesso di glucosio e di energia, il corpo reindirizza il flusso di aminoacidi dalla gluconeogenesi e dalla produzione di ATP convertendoli invece in lipidi. I lipidi risultanti possono essere successivamente immagazzinati come grasso corporeo per un uso successivo.” (McGuire M, Beerman KA. 2012) (33).

Nonostante il testo diffonda queste nozioni come realtà consolidate, la verità è che tali basi sono esclusivamente teoriche non chiaramente confermate dalle analisi dirette. Al contrario di quanto affermano testi come quello riportato, le proteine non hanno un effetto nell’accumulare più grassi a parità di calorie assunte in condizioni ipercaloriche, ma hanno effettivamente un’azione significativa nell’aumento della massa magra (7). Mentre in condizioni ipocaloriche, un aumento delle proteine ha effetti favorevoli nella perdita di grasso e nell’attività metabolica (1,2,3,4,5).

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  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è formatore, natural bodybuilder, personal trainer e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS) e allenamento per il miglioramento fisico. Con oltre 10 anni di esperienza attiva nella divulgazione scientifica, è stato per anni referente tecnico per l'azienda leader Project inVictus con vari ruoli, e richiesto da altre importanti realtà del settore nazionale. È autore per testi e riviste di settore, come Alan Aragon's Research Review, redatta dal ricercatore e nutrizionista americano Alan Aragon.

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