Cutler push down: un’esecuzione “bro” del push down con un senso?

Il push down è certamente uno degli esercizi più popolari mirati a stimolare i tricipiti, ma tra i “bro” è molto utilizzata una variante che dal punto di vista didattico potrebbe essere giudicata errata. Questa sembra essere  abbastanza diffusa anche tra i bodybuilder agonisti, e sul web si è iniziato ad attribuirvi il nome di Cutler push down (chiamato da alcuni anche jackhammer pushdown) evidentemente perché popolarizzato dall’ex Mr. Olympia Jay Cutler.

Questo articolo rappresenta un’estensione della precedente panoramica completa sui push down e sulle varianti meno note, e continua il filone dei “bro-esercizi” del bodybuilding spesso riconosciuti come sbagliati dai puristi della didattica.

Esecuzione

Sotto questo aspetto l’esercizio presenta delle forti analogie con la Tate press, un movimento di spinta orizzontale nato nel powerlifting come esercizio accessorio per migliorare la performance su panca piana. Non è un caso che alcuni autori definiscano il CPD come “push down in stile powerlifting” (1), forse per il simile pattern motorio. L’esercizio ha anche delle similitudini con i classici diamond push-up, che ripropongono a grandi linee questa meccanica in un contesto calisthenics.

Come per molti altri casi di presunta storpiatura di esercizi codificati, il CPD potrebbe essere praticato con lo scopo (spesso inconscio) di poter sollevare carichi più elevati utilizzando il cheating. In questo caso portare i gomiti verso l’esterno infatti risulta un movimento compensatorio che rende l’esercizio multi-articolare, e come tale, permette di gestire carichi più importanti. Come detto, alcuni esperti riportano che questo esercizio sia usato anche dai powerlifter (1), quindi è discutibile che sia inutile, perlomeno dal punto di vista accessorio.

Critiche

Probabilmente nel bodybuilding il Cutler push down non viene usato su basi tecniche e “nobili”, ma ciò non è sufficiente per poterlo screditare.

Piuttosto, andrebbe analizzato il motivo tecnico sul perché un movimento del genere debba ritenersi errato.

  • Questione di principio: Dato che il push down canonico prevede una certa meccanica, il solo fatto di snaturarla incorporando una sorta di cheating lo renderebbe sbagliato a prescindere, cioè indipendentemente dal fatto che abbia delle caratteristiche valide per la stimolazione muscolare, o che sia sicuro dal punto di vista articolare. Questo a maggior ragione perché il cheating viene percepito come un baro, e quindi viene tacciato discutibilmente come un errore esecutivo a prescindere.
  • Multi-articolarità: Dato che nella variante “Cutler” vengono coinvolti dinamicamente anche altri muscoli ulteriori che nel normale push down fungono solo da stabilizzatori isometrici (gran pettorale su tutti), secondo un certo ragionamento questo lo renderebbe svantaggioso, perché si perde la peculiarità dell’isolamento muscolare.
  • Arrangiamento: L’esercizio consiste un arrangiamento praticato su un macchinario per cui non sarebbe stato pensato. Per essere eseguito in maniera efficiente dal punto di vista meccanico, le spalle e le mani devono trovarsi allineate in verticale esattamente sotto l’origine del cavo, in maniera che la forza si opponga alla resistenza in direzione esattamente contraria rispettando l’allineamento. Per fare ciò è necessario flettere il tronco in modo che il cavo scorra a lato della testa, una posizione scomoda e asimmetrica. Questa potrebbe essere usata come base da parte dei detrattori per giudicarlo un esercizio pessimo, o addirittura inutile.

Risposta alle critiche

Tate press

Per ognuno dei punti sopra esposti può essere espresso un contraddittorio che ne ridimensiona il valore.

Il Cutler push down risulta praticamente una Tate press o un diamond push-up al cavo alto, ovvero un movimento di spinta a impugnatura stretta e gomiti larghi mirato a sollecitare molto più i tricipiti che il gran pettorale.

Di fatto quindi l’esercizio impone un alto coinvolgimento dei tricipiti e un ruolo solo sinergico del gran pettorale. Il solo fatto di essere un movimento multi-articolare non è sufficiente per declassarlo come inadatto o peggio inutile per la stimolazione muscolare.

Del resto, la multi-articolarità è la caratteristica dominante degli esercizi fondamentali, non si capisce quindi perché essa debba essere giudicata un difetto solo in questo caso. Non è un caso che l’esercizio sia proposto anche nel powerlifting per scopi accessori (1), proprio come la Tate press, che ha una simile meccanica.

Caratteristiche

Una volta appurata l’idoneità dell’esercizio per certe popolazioni se ne possono individuare le caratteristiche e le peculiarità. Il Cutler push down (CPD) certamente permette di sollevare maggiori carichi esterni grazie alla multi-articolarità, anche se questo non è per forza un pregio di per sé.

Infatti anche se i carichi sono maggiori la tensione viene distribuita su altre catene muscolari attive in maniera dinamica, ovvero alcuni muscoli della spalla (soprattutto il gran pettorale). Questo significa che la tensione sarebbe meno localizzata sui tricipiti, compensando la maggiore capacità di carico.

Dal punto di vista della stimolazione locale probabilmente il CPD è un movimento più rivolto ai fasci mono-articolari del tricipite, cioè i capi mediale e laterale. Questo per il fatto che durante la spinta il capo lungo non subisce una contrazione completa ma si allunga all’origine sulla scapola, ed è probabile che questo penalizzi la stimolazione locale (relazione lunghezza-tensione sfavorevole).

Il CPD otrebbe essere utilizzato anche per migliorare alcuni aspetti della performance, fondamentalmente la forza angolo-specifica (nei primi gradi dell’estensione del gomito), motivo per cui è da alcuni proposta nel powerlifting (1).

In definitiva l’esercizio si rivela più scadente del push down tradizionale per coinvolgere il capo lungo del tricipite. In primo luogo perché in quest’ultimo la sua origine rimane fissa e non si allontana durante la fase concentrica; in secondo luogo perché il push down può essere eseguito in alcune modalità capaci di enfatizzare ulteriormente il suo ruolo di fascio agonista, spiegate nella panoramica completa.

Conclusioni

Il Cutler push down è una delle ennesime rappresentazioni della scuola “bro” del bodybuilding, cioè una storpiatura di un esercizio tradizionale eseguita in maniera “sporca” e apparentemente senza senso.

Talvolta esercizi di questa natura sono effettivamente poco sensati in quanto penalizzano la stimolazione muscolare locale o la sicurezza articolare: tuttavia non sembra essere questo il caso.

Andrebbe precisato che il Cutler push down non è ideale per i neofiti e gli intermedi. Si tratta di un esercizio secondario che sicuramente può aggiungere ulteriore varietà e “divertimento” nelle programmazioni di un bodybuilder avanzato, ma risulta del tutto superfluo per i soggetti alle prime armi, e per certi versi diseducativo nell’apprendimento del normale push down.

Inoltre, anche per un atleta avanzato può essere sicuramente trascurabile e sostituito da esercizi più tradizionali, dato che non presenta nessuna particolare peculiarità che lo rende unico o più interessante per gli scopi dell’ipertrofia. Ad esempio, una Tate press con bilanciere sagomato può essere una valida alternativa per riprodurre lo stesso movimento in condizioni più ottimali.

Riferimenti:

  1. Kinakin K. Optimal Muscle Training. Human Kinetics, 2004, pp. 84.
  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è formatore, natural bodybuilder, personal trainer e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS) e allenamento per il miglioramento fisico. Con oltre 10 anni di esperienza attiva nella divulgazione scientifica, è stato per anni referente tecnico per l'azienda leader Project inVictus con vari ruoli, e richiesto da altre importanti realtà del settore nazionale. È autore per testi e riviste di settore, come Alan Aragon's Research Review, redatta dal ricercatore e nutrizionista americano Alan Aragon.

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