La ricarica di carboidrati compromette l’adattamento alla chetosi?

La dieta chetogenica ciclica (CKD) descrive quelle diete chetogeniche che prevedono la reintroduzione regolare di elevate quantità di carboidrati in un breve arco di tempo (ricarica di carboidrati). Lo schema classico consiste in 5-6 giorni di dieta chetogenica e 1-2 giorni di ricarica/refeed di carboidrati (1).

Tuttavia, diversi autori hanno espresso dubbi o criticato l’idea di inserire la regolare ricarica di carboidrati per la dieta chetogenica, giudicando questa strategia un ostacolo all’adattamento chetotico a causa dell’inibizione della chetosi (2,3) (si veda anche l’intervista a Menno Henselmans).

In parole semplici, se 1-2 giorni di ricarica di carboidrati vengono implementati ogni fine settimana, il corpo sarebbe costretto a riadattarsi ogni volta alla chetosi, un lungo processo che richiede almeno 3 settimane consecutive di dieta chetogenica.

Il problema non è ancora stato studiato, ma l’articolo propone alcune basi fisiologiche e diverse strategie proposte principalmente da Lyle McDonald per limitare il presunto effetto inibitorio della ricarica di carboidrati sull’adattamento chetotico.

Diete chetogeniche cicliche (CKD)

Negli anni ’80 il settore fitness & bodybuilding ha visto la nascita di approcci dietetici a bassissimo apporto di carboidrati/chetogenici alternati a regolari giorni di ricarica di carboidrati, grazie ad autori come Michael Zumpano e Dan Duchaine. Questo format è stato reso molto popolare negli anni ’90 dal medico e powerlifter canadese Mauro Di Pasquale con la dieta anabolica (1).

Nel suo libro del 1998 the Ketogenic Diet, Lyle McDonald ha formalizzato su una base scientifica più rigorosa queste varianti delle diete fortemente ipoglucidiche, raggruppandole sotto il termine generico dieta chetogenica ciclica (CKD) (1), termine in seguito riconosciuto anche da alcuni in ricerca (4).

A differenza di molte delle modalità sopra menzionate, la vera a propria CKD come descritta da McDonald si affida alla chetosi nei giorni di restrizione di carboidrati (1). Anche se la chetosi non è assolutamente una condizione necessaria per una perdita di grasso più efficiente (5,6) e non offre alcun vantaggio per la performance sportiva (5), non raggiungere questo stato nei giorni ipoglucidici (5-6 su 7) non renderebbe la CKD una dieta propriamente chetogenica.

Mantenere la chetosi in giorni a basso contenuto di carboidrati potrebbe quindi non essere una priorità per coloro che usano questi approcci ciclici per scopi estetici, di performance, o dimagrimento (come promosso da Di Pasquale), ma può esserlo per coloro che cercano alcuni i benefici tipicamente associati all’elevata chetonemia (soppressione dell’appetito, potenziali effetti terapeutici, ecc.) (7,8).

Quindi, reintrodurre ciclicamente i carboidrati tramite una ricarica potrebbe essere motivo di preoccupazione per mantenere l’adattamento chetotico intatto, per qualsiasi motivo voglia essere mantenuto. I principi qui discussi possono essere di interesse non solo per gli atleti che seguono una stretta CKD, ma anche per i professionisti e per coloro che seguono una normale dieta chetogenica e vogliono capire le conseguenze fisiologiche o i relativi “rischi” di brevi episodi di reintroduzione di carboidrati.

Basi fisiologiche

La reintroduzione temporanea di carboidrati durante la dieta chetogenica inibisce la chetosi, “disturbando” questo nuovo equilibrio metabolico stabilito nel corso di diverse settimane.

L’elevata disponibilità di carboidrati e gli alti livelli di glucosio e insulina predominano, sopprimendo il glucagone e saturando il glicogeno epatico, il principale regolatore che inibisce la chetogenesi (produzione di chetoni principalmente da parte del fegato) (9).

Nelle prime 24 ore di reintroduzione di carboidrati (500 g) il metabolismo continua a fare affidamento sui grassi in modo che i carboidrati vengano partizionati verso la risintesi del glicogeno muscolare, mentre il bilancio lipidico rimane eccezionalmente negativo. Ciò suggerirebbe che a breve termine (≤24 ore) l’adattamento chetotico non è significativamente compromesso. Prolungando la ricarica di carboidrati oltre le 24 ore, con la saturazione del glicogeno muscolare (e del fegato), il metabolismo energetico inizia a invertirsi, come indicato dal bilancio lipidico positivo (un indicatore dell’accumulo di grasso) (1).

Inoltre, l’adattamento chetotico altera l’attività enzimatica in modo che il metabolismo sia più efficiente a ossidare i grassi ma meno efficiente a ossidare i carboidrati (inflessibilità metabolica “inversa”). Con la reintroduzione di carboidrati il corpo inizia a invertire questi adattamenti sovraregolando gli enzimi glicolitici, e mentre 5 ore sono sufficienti per il fegato, 24-48 ore sono richieste affinché l’inversione avvenga a livello muscolare (1).

Questi sono solo alcuni della miriade di fattori alterati dall’adattamento chetotico e dalla ricarica di carboidrati, e non è possibile conoscere tutti i numerosi cambiamenti e dare una risposta completa. Ad esempio, alcuni adattamenti indotti dalla dieta chetogenica potrebbero richiedere molto più tempo per essere completamente invertiti.

Come limitare l’effetto anti-chetogenico del carico di carboidrati

Nel suo testo classico McDonald aveva fornito vari suggerimenti per limitare il rischio che la ricarica di carboidrati ostacolasse l’adattamento chetotico, a cui possano essere aggiunte ulteriori pratiche per minimizzare l’effetto anti-chetogenico della reintroduzione di carboidrati.

1. Evitare la ricarica di carboidrati nelle prime 3 settimane

Il primo suggerimento di McDonald riguarda l’ottimale instaurazione della prima fase dell’adattamento chetotico. Nelle prime 3 settimane, la ricarica di carboidrati dovrebbe essere evitata per accelerare il processo e consentire l’adattamento senza alcun ostacolo.

È meglio introdurre la ricarica di carboidrati solo quando il metabolismo si è ben adattato a questa nuova condizione (1). Tuttavia, questo punto si riferisce solo alla fase iniziale, ovvero quella relativa alle prime settimane di dieta.

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  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è un formatore e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS, Barça Universitas) e biomeccanica applicata all'esercizio per l'ipertrofia. Per 5 anni, ha ricoperto ruoli di referente tecnico senior per l'azienda leader Project inVictus e ha collaborato con altre importanti realtà nazionali del settore. È citato e ospitato in numerose pubblicazioni e riviste di settore ed è autore del testo scientifico Body Comp Nutrition.

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