Miti e fallacie sui budini proteici

Negli ultimi anni hanno fatto irruzione sul mercato i budini proteici, una nuova appetibile categoria di prodotti che ha consolidato la recente moda del cibo proteico.

L’industria alimentare sfrutta fortemente questo fenomeno grazie all’associazione spontanea che le persone fanno tra l’alto contenuto di proteine e effetti positivi, ad esempio per il dimagrimento e la forma fisica. 

Ma come spesso accade con le novità, molti esperti di nutrizione si sono subito scagliati contro questi prodotti con delle argomentazioni e delle retoriche spesso discutibili. Sebbene questi interventi possano avere lo scopo nobile di ridimensionare non solo il valore, ma anche l’eventuale consumo in eccesso di tali prodotti, un’informazione imparziale permette di evitare terrorismi ingiustificati.

Le fallacie sui budini proteici

#1 “I budini proteici sono innaturali”

Questa potrebbe essere la retorica molto convincente usata come base da parte dei detrattori, ma è probabilmente anche l’errore logico più facile da riconoscere.

Affermare che qualcosa è buono o “più buono” perché è naturale, o è nocivo o “meno buono” perché è innaturale, è la classica fallacia ad naturam (1,2) così efficace ad ingannare per le persone, e per questo così sfruttata come dichiarazione ingannevole dall’industria alimentare e non solo (3).

Quindi via libera alla retorica del prodotto artificiale, la cui innaturalezza è proporzionale alla quantità di ingredienti usati per realizzarlo, tra cui edulcoranti e coloranti, come se altri prodotti tradizionalmente accettati e di largo consumo non avessero queste caratteristiche.

In realtà non c’è alcuna relazione tra la naturalezza di qualcosa e un effetto negativo o positivo: esistono cose artificiali che salvano la vita o aiutano le persone a migliorare la qualità della vita, e cose naturali che uccidono. I motivi per cui qualcosa ha un impatto negativo non possono risiedere vagamente nell’origine artificiale di per sé, ma in motivazioni tecniche specifiche. Inoltre, neppure la quantità di ingredienti determina di per sé la salubrità: possono esistere alimenti puri non così salubri, e alimenti di buona qualità composti da molti ingredienti.

#2 Il contenuto di dolcificanti

Questa argomentazione molto comune tra i detrattori sfrutta la retorica de “i dolcificanti fanno malissimo”, cioè la percezione comune tra le persone che però, non riflette ciò che si discute in ambito scientifico.

Sebbene la relazione tra dolcificanti e salute sia molto discussa tra gli scienziati, le evidenze sull’uomo non sono certamente allineate con questa sbilanciata percezione “popolare” (4,5), senza considerare l’errata generalizzazione, dato che non tutti i dolcificanti sono uguali (6).

Molte persone poco informate credono che i dolcificanti siano tutti nocivi a prescindere a causa di quel bias cognitivo noto come effetto della mera esposizione, ovvero la tendenza a credere a ciò che suona più familiare (i luoghi comuni). Ma che nel senso comune si creda qualcosa, non significa che lo stesso si creda tra gli esperti o che sia vero. La conseguenza è che affrontando questo argomento, il più delle volte ci si affida a questa retorica semplicemente perché essendo familiare viene creduta spontaneamente.

Un ulteriore problema potenziale insorge dal fatto che i dolcificanti artificiali vengono usati in molti altri prodotti, e non si capisce perché ci si accanisca solo sui budini proteici. Se per qualcuno tutti i dolcificanti artificali sono un problema, per coerenza la critica dovrebbe essere estesa a tutti i prodotti dolcificati e non solo ai budini. Il paradosso è che anche molti appassionati di palestra che consumano proteine in polvere (prodotti dolcificati) spesso potrebbero criticare i budini proteici per il contenuto di dolcificanti.

#3 Le dichiarazioni ingannevoli

Altra critica molto comune per screditare i budini proteici è quella delle dichiarazioni ingannevoli. Ad esempio, la dichiarazione sull’alto contenuto proteico viene spesso interpretata come un inganno atto a far percepire il cibo come dimagrante, “non-ingrassante”, o comunque più salubre di quello che realmente sarebbe. Altre volte viene criticato il fatto che le etichette ingannano il consumatore sulla quantità effettiva di proteine.

Avendo l’interesse di vendere, le aziende fanno leva su quella distorsione cognitiva (bias) nota come effetto alone di salubrità, ovvero l’associazione spontanea che le persone fanno tra una dichiarazione sulle confezioni percepita come positiva e la salubrità di un cibo (in questo caso “ricco di proteine”) (3,7).  Per molte persone in effetti questa associazione può trarre in inganno e spingere più facilmente all’acquisto, ma ciò è totalmente irrilevante sulla valutazione tecnica del prodotto. Ciò che è importante sono le caratteristiche oggettive del prodotto, e non se per venderlo vengono usate (comprensibilmente) delle tattiche di marketing, che tra l’altro sono sfruttate per qualsiasi prodotto. 

Chi vende ha l’interesse di vendere, chi acquista ha l’interesse verso qualcosa che soddisfi le sue necessità, che siano esse pratiche, emotive, o entrambe. Se al consumatore consapevole interessa un prodotto gustoso, dolce, ad alto contenuto proteico e nei limiti della salubrità (concetto in parte arbitrario, ma questo caso non è diverso da altri prodotti non-proteici), il problema etico non si pone. Se il consumatore è invece inconsapevole (come la maggior parte delle persone) sarà tratto in inganno dai budini proteici così come da qualsiasi altra strategia di marketing che sfrutta l’ignoranza delle persone.

#4 “Troppo bello per essere vero”

Un’altra frequente retorica che potrebbe far apparire credibili le critiche sui budini proteici e il fatto che la loro esistenza sia “troppo bella per essere vera”, e da qualche parte ci deve essere per forza il trucco. Sarebbe troppo bello che esista un prodotto così concentrato di proteine di alta qualità, basso contenuto di grassi, e al contempo estremamente gustoso.

Troppo facile sostituire le classiche fonti proteiche “naturali” e “da palestrati”, come petto di pollo e albume, con un prodotto così buono, “e poi i Mr. Olympia mangiano petto di pollo”. Questo pone le basi per retoriche ingannevoli e spesso inventate, come “le proteine del budino non si assorbono”, “eh, ma non sono come la carne”, oppure i motivi sopra: “si ma i dolcificanti”, “si ma le dichiarazioni ingannevoli”, ecc.

La giusta prospettiva

I budini proteici risultano semplicemente un nuovo tipo di prodotto altamente proteico che si aggiunge a quelli già tradizionalmente usati dai frequentatori delle palestre. La differenza è che i budini vengono percepiti dalle persone come più adatti per il consumo comune rispetto a proteine in polvere e barrette proteiche, visti invece come prodotti specifici per chi si allena.

In realtà non cè nessuna differenza, si tratta sempre di alimenti ad alta concentrazione proteica che possono essere usati da chiunque. Dire che le percezioni comuni non riflettano la realtà è cosa banale, ma sono le percezioni stesse a guidare le scelte dei consumatori, e quindi quelle che sono ritenute importanti dall’industria alimentare.

Rispetto alle proteine in polvere, i budini proteici sono semi-solidi/viscosi e per questo probabilmente più appaganti e sazianti (8), contenendo di solito pochi grassi e carboidrati. Se con le proteine in polvere viene usato il latte, le differenze in termini di macronutrienti e calorie potrebbero addirittura non esistere. Rispetto alle barrette proteiche, i budini possono risultare più vantaggiosi per il minore apporto di grassi e carboidrati, e in genere per il costo minore.

Rispetto ai budini normali, quelli proteici risultano più interessanti per chi segue una dieta ipocalorica, grazie a un profilo di macronutrienti più adatto per questi scopi. La dieta ipocalorica richiede un aumento dell’apporto proteico per evitare il rischio di perdere massa magra e migliorare il controllo dell’appetito, entrambi fattori legati al successo nella perdita di peso (9,10). Inoltre, i prodotti gustosi rendono anche più sostenibile la dieta ipocalorica, un ulteriore vantaggio in tale contesto.

Per gli appassionati di palestra e gli atleti che seguono un’alimentazione tracciata, i budini proteici risultano una nuova opzione proteica di alta qualità da poter “far rientrare nei macronutrienti” (IIFYM), e garantire più varietà e soddisfazione nell’alimentazione. Un normale budino proteico da 200 g ha lo stesso contenuto proteico di 100 g di carne o 200 g di albume, con la differenza di apportare un po’ di carboidrati (i grassi possono essere minori o simili a seconda del tipo di budino o dell’alimento comparato).

La qualità proteica dei budini

Anche se una valutazione sulla qualità generale potrebbe portare alla conclusione che “sono meglio i cibi non-industriali”, la qualità dei prodotti industriali andrebbe valutata in rapporto ad altri cibi industriali, in cui ricordiamo, sono inclusi anche cereali per la prima colazione, snack, e yogurt alla frutta su cui nessuno batte ciglio perché accettati dalla tradizione.

Per rispondere alle possibili affermazioni assurde sul profilo proteico dei budini, deve essere precisato che tali prodotti contengono proteine del latte, ovvero tra le fonti proteiche più qualitative in assoluto secondo i criteri che determinano la qualità proteica (11). I budini proteici sono di fatto alimenti con un contenuto di proteine di alta qualità dal punto di vista dell’anabolismo muscolare, e dato che tale aspetto qualitativo è determinato anche dalla loro digeribilità e assimilabilità (11), la diceria secondo cui “le proteine non vengono assorbite” risulta ridicola.

Conclusioni

L’accanimento verso i budini proteici rappresenta una classica reazione avversa alla novità in quanto tale, per cui è forte la tendenza di molti a voler trovare a tutti i costi dei miti da smontare in maniera da confermare tale preconcetto.

In realtà, i budini proteici si aggiungono alla selezione di prodotti proteici pronti e appetibili, assieme a yogurt greco, barrette proteiche, proteine in polvere, e sotto il profilo qualitativo non sono certo peggio di molti prodotti di largo consumo.

Se si ritiene che i dolcificanti siano un problema, allora si estenda la critica a tutti i prodotti dolcificati, tenendo presente che la ricerca non conferma la percezione popolare secondo cui tutti i dolcificanti nuociono alla salute, a maggior ragione se questa considerazione viene decontestualizzata.

Le dichiarazioni ingannevoli invece non sono mai state un problema per il consumatore consapevole e istruito sull’interpretazione delle etichette alimentari. Se le caratteristiche oggettive di un budino proteico coincidono con ciò che cerca il consumatore, non saranno le dichiarazioni sulla confezione a fargli cambiare idea.

Riferimenti:

  1. Baggini J. Making sense: philosophy behind the headlines. Oxford University Press, 2002.
  2. Hansson SO. Radiation protection—sorting out the arguments. Philos Technol. 2011;24, 363–368.
  3. Epperson AE et al. Natural American spirit brand marketing casts health halo around smoking. Am J Public Health. 2017 May;107(5):668-670.
  4. Rios-Leyvraz M, Montez J. Health effects of the use of non-sugar sweeteners: a systematic review and meta-analysis. Geneva, WHO; 2022.
  5. Ashwell M et al. Expert consensus on low-calorie sweeteners: facts, research gaps and suggested actions. Nutr Res Rev. 2020 Jun;33(1):145-154.
  6. Hunter SR et al. Low calorie sweeteners differ in their physiological effects in humans. Nutrients. 2019 Nov 9;11(11):2717.
  7. Chen A, Eriksson G. The mythologization of protein: A multimodal critical discourse analysis of snacks packaging. Food, Culture & Society. 2019;22(4),423-445.
  8. Stribiţcaia E et al. Food texture influences on satiety: systematic review and meta-analysis. Sci Rep. 2020 Jul 31;10(1):12929.
  9. Pesta DH, Samuel VT. A high-protein diet for reducing body fat: mechanisms and possible caveats. Nutr Metab (Lond). 2014; 11: 53.
  10. Bendtsen LQ et al. Effect of dairy proteins on appetite, energy expenditure, body weight, and composition: a review of the evidence from controlled clinical trials. Adv Nutr. 2013 Jul;4(4):418-38.
  11. Wolfe RR et al. Factors contributing to the selection of dietary protein food sources. Clin Nutr. 2018 Feb;37(1):130-138.

 

  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è formatore, natural bodybuilder, personal trainer e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS) e allenamento per il miglioramento fisico. Con oltre 10 anni di esperienza attiva nella divulgazione scientifica, è stato per anni referente tecnico per l'azienda leader Project inVictus con vari ruoli, e richiesto da altre importanti realtà del settore nazionale. È autore per testi e riviste di settore, come Alan Aragon's Research Review, redatta dal ricercatore e nutrizionista americano Alan Aragon.

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2 risposte

  1. Hanno poche calorie per 100g, buon rapporto proteine/calorie, ottimo sapore (il più delle volte) e costi irrisori.
    Perché no, se assunti con moderazione?
    Ottimi per far rientrare nei macro i pasti “dolci”, molto più buoni dello yogurt greco (soggettivamente parlando).
    Si possono fare ottime ricette mescolandoli a latte e farine, come torte morbide da frigo o pancake.
    Il mio preferito? Quello al caramello salato della Cameo.

    1. Dici bene. Diciamo l’unico “rischio” è l’abuso da parte di alcuni che credendo siano “dimagranti” si strafogano. Però ovviamente stiamo parlando di casi limite molto vicini ai disturbi del comportamento alimentare.

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