Glutammina nello sport: panoramica critica e linee guida
 

La glutammina è un aminoacido non-essenziale che in passato è stato molto promosso nello sport, e nel fitness in particolare. Il supporto della sua efficacia però è andato calando in anni più recenti a causa di una rivalutazione di quanto è stato discusso e dimostrato riguardo la sua efficacia.

Come per molti altri aminoacidi e supplementi per lo sport (come gli aminoacidi ramificati e gli aminoacidi essenziali), anche la glutammina trova un’applicazione probabilmente più importante in campo medico e salutistico.

Glutammina nello sport: vecchia prospettiva

La L-glutammina in passato era molto promossa come uno degli integratori di base per il fitness e il bodybuilding, in quanto si credeva avesse delle potenzialità anaboliche e anti-cataboliche. Altre proprietà spesso attribuitegli erano un potenziamento della risintesi del glicogeno muscolare, e un effetto “fat burner” (dimagrante) tramite l’incremento del GH (rientrando nella categoria dei fallimentari GH-booster).

Oltre a questi utilizzi, nello sport la glutammina era promossa per limitare l’indolenzimento muscolare (DOMS), per sostenere il sistema immunitario a fronte di allenamenti molto intensi, e generalmente per contenere lo stress fisico da questi provocato.

Queste proprietà avrebbero reso la glutammina molto utile nello sport in generale, che gli scopi fossero lo sviluppo di forza e massa muscolare, la perdita di grasso, o la performance e il recupero (1).

Glutammina nello sport: nuova prospettiva

Almeno a partire dall’ultimo decennio, il potenziale della glutammina nello sport è stato decisamente rivisto rispetto alle posizioni del passato, similmente a quanto è avvenuto per gli aminoacidi ramificati (BCAA), per l’arginina e per molti altri aminoacidi oggi a dir poco sopravvalutati (2-5).

Si è concluso più chiaramente che non ha un utilizzo soprattutto come agente per la composizione corporea: non ha potere anabolico e anti-catabolico e non favorisce il dimagrimento, ma anche la performance non risulta chiaramente influenzata (2,4,5).

Per quanto riguarda l’utilizzo nello sport in generale, l’amminoacido non risulta però totalmente inutile. Ancora oggi nella ricerca alcune review suggeriscono che possa attenuare gli infortuni, l’infiammazione, il danno e l’indolenzimento muscolare indotti dall’esercizio aerobico intenso, e complessivamente favorire il recupero anche nel contesto degli allenamenti con i pesi (5,6).

Altri benefici proposti starebbero in un (molto discusso) potenziamento della risintesi del glicogeno, nel ridurre l’accumulo di ammoniaca durante l’esercizio (7), nell’agire come agente buffer tamponando l’acidosi (8), o nel ridurre la permeabilità intestinale indotta dall’esercizio di endurance (9).

È stata anche proposta da alcuni ricercatori durante la preparazione per le competizioni di bodybuilding, ipotizzando che possa mantenere la salute gastro-intestinale in condizioni di stress (10).

Nel contesto sportivo risulta quindi un uso limitato che, combinato con i potenziali benefici extra-sportivi accennati qui di seguito, potrebbe rendere la glutammina tutto sommato da valutare in alcune circostanze.

Va tenuto presente che non ha un chiaro effetto né sui vari tipi di performance, né come supplemento somatomorfico (crescita muscolare o perdita di grasso), senza considerare che molti dei presunti benefici sportivi rimangono oggetto di discussione (3,5), di conseguenza il rapporto costo/benefici per lo sport può non essere vantaggioso.

Benefici per la salute

Se per l’attività fisica la glutammina ha un utilizzo piuttosto limitato, questa trova applicazione nel campo medico e salutistico dato che può avere vari benefici che vanno dalla salute intestinale, al supporto del sistema immunitario, alla guarigione delle ferite o delle infiammazioni del tratto respiratorio.

Ad esempio, può modulare il pH e l’acidità del sangue favorendo la funzione renale e l’espulsione di acido (8), ed esistono alcuni indizi sul miglioramento del profilo del microbiota intestinale perlomeno negli obesi (11). Questi sono solo i principali esempi dell’utilizzo che può trovare l’aminoacido in campo terapeutico, ma ciò si allontana dagli scopi dell’articolo.

Ciò nonostante, anche in questo caso sono state messe in discussione molte delle sue tipiche proprietà, ad esempio da un’analisi critica condotta dall’autorevole European Food Safety Authority (EFSA) (3).

Il problema della biodisponibilità

La glutammina ha un problema fondamentale: per circa il 65-75% non riesce a raggiungere il flusso ematico, dato che quando assunta per via orale viene metabolizzata preferenzialmente dal piccolo intestino e ossidata (utilizzata come energia) (12,13).

Da questo si presume la necessità si assumerla ad alti dosaggi per ciò che una buona quantità riesca a passare il tratto intestinale. Ma anche se fosse, questa tende ad essere assorbita dai reni, con il risultato che ancora poca della glutammina raggiunge di fatto i muscoli (14), se questo fosse l’interesse.

È stato proposto che solo metà di quel 25-35% della glutammina che accede al flusso ematico non viene metabolizzata dal fegato e altri organi, e ci si può aspettare che solo il 10% di questa raggiunga il muscolo (15). Per risolvere questo problema sono state proposte diverse soluzioni.

Peptidi della glutammina

Gli amminoacidi sono assorbiti nella loro forma di monomeri (singole unità) tramite un processo di trasporto sodio-dipendente, dove sono spinti attraverso le cellule del piccolo intestino e poi nel circolo ematico.

Alcuni trasportatori intestinali (PepT-1) hanno maggiore affinità con gli aminoacidi legati tra loro con legame peptidico, nello specifico legami tra due o tre aminoacidi (rispettivamente dipeptidi e tripeptidi) (7,17). Questa via secondaria prevede l’assorbimento nella loro forma peptidica, mediante meccanismi più rapidi ed effcienti rispetto a quanto accade per gli aminoacidi liberi (7).

Per bypassare il problema della bassa biodisponibilità della glutammina sono state quindi presentate sul mercato delle cosiddette forme peptidiche (7), composte precisamente da due molecole legate (dipeptide) di glutammina, o una molecola di glutammina legata ad un altro aminoacido. La glutammina peptidica formata da pura glutammina è forse meno comune rispetto ad altre formule brevettate, e non risulta essere stata studiata.

Alanil-glutammina (Sustamine®)

La più comune forma di glutammina peptidica pensata per limitare la bassa biodisponibilità è la L-alanil-L-glutammina (AG), una formula brevettata nota anche con il nome commerciale di Sustamine®. L’alanil-glutammina è in realtà un dipeptide composto da una molecola di glutammina e una di alanina, ed essendo chiamata anche glutammina dipeptide può essere facilmente confusa con la pura glutammina peptidica accennata sopra. Questi due aminoacidi hanno in comune il fatto di essere i preferiti dal corpo per essere convertiti a glucosio (aminoacidi glucogenetici).

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  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è formatore, natural bodybuilder, personal trainer e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS) e allenamento per il miglioramento fisico. Con oltre 10 anni di esperienza attiva nella divulgazione scientifica, è stato per anni referente tecnico per l'azienda leader Project inVictus con vari ruoli, e richiesto da altre importanti realtà del settore nazionale. È autore per testi e riviste di settore, come Alan Aragon's Research Review, redatta dal ricercatore e nutrizionista americano Alan Aragon.

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