La L-tirosina è un amminoacido precursore delle catecolamine – adrenalina, noradrenalina e dopamina – una classe di messaggeri chimici fondamentali che agiscono sia come ormoni sia come neurotrasmettitori.
Grazie a questo ruolo chiave nel sistema nervoso e nella risposta allo stress, l’integratore di tirosina è stato proposto per migliorare la performance cognitiva e sportiva, attirando un crescente interesse in ambito nutraceutico. Tuttavia, emergono ancora numerose controversie e aspetti poco chiariti riguardo alla sua reale efficacia e alle corrette modalità di utilizzo.
L’articolo si propone di fornire una panoramica dettagliata su tali questioni, offrendo linee guida pratiche e basate sulle evidenze per un uso consapevole e mirato dell’integratore nel soggetto sano e nell’atleta.
Cenni generali

La l-tirosina è un aminoacido non essenziale che svolge un ruolo fondamentale nella produzione delle catecolamine dopamina, noradrenalina e adrenalina, oltre che dell’ormone tiroideo tiroxina (T4) e del pigmento melanina (1).
Nell’alimentazione si trova nei cibi ricchi di proteine come carne, uova, latticini e frutta secca, ma, in quanto aminoacido non essenziale, può anche essere sintetizzato nel fegato a partire dall’amminoacido fenilalanina (2,3).
La tirosina fa parte dei grandi aminoacidi neutri (LNAA), una categoria in competizione tra loro per attraversare la barriera che separa il flusso sanguigno dal tessuto cerebrale (barriera ematoencefalica). L’assunzione di un LNAA causa un rapido aumento dei suoi livelli nel sangue, stimolandone l’ingresso nel cervello a scapito degli altri e influenzando così la sintesi dei neurotrasmettitori di cui sono precursori (1,3,4).

Ad esempio, un pasto in cui predominano le proteine sui carboidrati aumenta i livelli plasmatici di tirosina, mentre un pasto in cui i carboidrati predominano sulle proteine aumenta i livelli di triptofano – influenzando la disponibilità dei rispettivi per il cervello e i processi decisionali (5). La tirosina che non attraversa la barriera ematoencefalica segue altre vie metaboliche nella periferia (4).
Una volta raggiunti specifici neuroni, la tirosina viene convertita nell’intermedio L-DOPA, che può essere successivamente convertito in dopamina e, in alcuni neuroni, ulteriormente trasformata in noradrenalina (4). A livello sistemico, la tirosina può aumentare anche i livelli dell’ormone adrenalina (prodotta principalmente dalla midollare del surrene) (6).
Grazie a questo effetto adrenergico, la tirosina è studiata come integratore per molti scopi che possono essere influenzati da questa classe di messaggeri chimici (1-4). Pur essendo anche precorritrice degli ormoni tiroidei, nonché spesso sconsigliata nelle tireopatie (1), curiosamente non sembrano ancora esistere studi che ne hanno testato gli effetti sulla risposta di questi ormoni nel sano.
Effetto nootropo: performance cognitiva

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