Dimagrimento localizzato: una prospettiva possibilista

Chiunque si formi o si informi dalla ricerca scientifica sa che il tema del dimagrimento localizzato è discusso dagli anni 1960, ma ad oggi non è accreditato dalla maggior parte della comunità e dell’evidenza scientifica.

D’altra parte, alcuni gruppi di ricerca portano avanti questo filone assumendo delle posizioni quantomeno possibiliste. Inoltre, nell’ambito agonistico diversi preparatori di bodybuilding affermano di ottenere questo fenomeno sui loro atleti, con tanto di dimostrazioni aneddotiche “prima e dopo” che non andrebbero ignorate.

A differenza dell’articolo precedente incentrato sulla prospettiva scientifica predominante, in questo caso la questione sarà affrontata da una prospettiva possibilista, cercando di comprendere la plausibilità dell’esistenza del dimagrimento localizzato, anche sulla base di alcuni metodi usati nell’agonismo.

Definizione

Il dimagrimento localizzato (in inglese, spot reduction) si riferisce generalmente al concetto di ridurre il grasso adiposo in una zona corporea (o aumentarne la riduzione) attraverso la sua mobilizzazione ripetuta nel tempo, nel lungo termine. Questa mobilizzazione ripetuta può riferirsi a gesti quotidiani o abituali protratti, o all’esercizio fisico, sia di natura aerobica che anaerobica, come l’esercizio contro resistenza (1).

Di fatto, quindi, il dimagrimento localizzato sarebbe per definizione ottenuto perlopiù attraverso fattori meccanici, dato che mette in relazione il gesto compiuto da una data parte corporea e la riduzione del grasso situato nella zona stessa.

Secondo questa logica, il trekking ridurrebbe il grasso dei polpacci, gli scalini il grasso dei glutei, la bici il grasso degli arti inferiori, gli esercizi per gli addominali il grasso addominale, gli esercizi con i pesi di isolamento il grasso dei muscoli agonisti, e così via.

I fattori confondenti nel mondo reale

Come dovrebbe essere noto, l’aneddotica non può essere ritenuta automaticamente una prova. Nel mondo reale è improbabile capire se il dimagrimento localizzato è stato ottenuto, anche nei casi in cui sembra esserlo. Questo perché esistono diversi fattori confondenti che nella pratica normalmente non vengono esclusi, rendendo gli aneddoti poco credibili.

Dimagrimento generale

A scanso di equivoci, va precisato che a seguito di un programma di allenamento che include gesti specifici, il grasso può ridursi anche nei siti mobilizzati non a causa di questo fenomeno, ma bensì a causa di un dimagrimento generale che intaccherà anche le zone mobilizzate. 

Questo perché il dimagrimento generale (ottenuto attraverso il deficit calorico cronico) intacca praticamente tutte le zone corporee, solo che alcune sono intaccate in maniera visibile, e altre in maniera minima e impercettibile. Questa differenza è dettata essenzialmente da fattori genetici e ormonali, che rendono alcuni siti adiposi molto più sensibili di altri al rilascio di grassi (lipolisi adiposa), una questione ben approfondita nell’articolo sul grasso ostinato.

Ad esempio, se un soggetto inizia a praticare regolarmente addominali, ma al contempo instaura un deficit calorico – che sia in maniera deliberata o inconsapevole – il grasso addominale si ridurrà in primis perché il deficit calorico causa un dimagrimento generale, che intacca anche la regione addominale (a maggior ragione perché, come spiegato in seguito, è molto sensibile alla lipolisi).

Spesso gli aneddoti riportati non tengono conto di questo importante fattore confondente, portando a credere che gli esercizi per gli addominali siano stati la causa del dimagrimento addominale, quando in realtà è stato solo il deficit calorico. 

Sensibilità lipolitica

Un altro fattore confondente non considerato è rappresentato proprio dalla maggiore sensibilità alla lipolisi di alcune aree adipose attraverso l’esercizio (sensibilità lipolitica). Infatti, il grasso viscerale risulta non solo il più sensibile alla lipolisi in senso generale (2), ma sarebbe anche particolarmente sensibile allo stimolo dell’esercizio.

Ciò significa che, a parità di deficit calorico cronico, un programma di allenamento di varia natura può ridurre di più la componente viscerale, pur portando a un dimagrimento generale analogo all’assenza di esercizio (3). Essendo anche il grasso sottocutaneo addominale più sensibile di altre aree (4), anche questo potrebbe essere coinvolto nello stesso processo.

In particolare riferimento agli esercizi per gli addominali ciò è rilevante, perché svolgere un programma per gli addominali a lungo termine potrebbe accentuare almeno lievemente la riduzione del grasso addominale in sé, pur non essendo questo causato dallo stimolo meccanico locale, ma bensì dallo stimolo sistemico (presumibilmente ormonale) dell’esercizio. Qualcuno però potrebbe scambiare impropriamente questo fenomeno come dimostrazione del dimagrimento localizzato (5).

Non a caso, questo sembra confermato dai pochi studi sul caso. Quando un programma per gli addominali non comportava dimagrimento, la zona adiposa addominale non risultava influenzata rispetto all’assenza di esercizi (6,7). Quando invece i gruppi messi a confronto dimagrivano similmente a parità di deficit, chi svolgeva gli esercizi per gli addominali riportava in proporzione anche una lieve, seppur non significativa, riduzione ulteriore del grasso addominale (8,9).

Crescita muscolare

Un altro fattore confondente di cui va tenuto conto quando si prende in considerazione l’aneddotica, è che iniziare un programma di allenamento causa uno sviluppo muscolare, più o meno accentuato a seconda della natura dell’esercizio, dell’entità degli stressor applicati (quanto intenso e frequente è l’esercizio), e ancora, della propria genetica.

Questa potenziale crescita muscolare porta a tendere la pelle nell’area adiposa critica soprastante, creando un effetto che visivamente potrebbe far apparire il grasso particolarmente ridotto quando non lo è (10).

Questo problema potrebbe riguardare anche persone che già si allenano, ma magari lo fanno meno intensamente rispetto al presunto programma per il dimagrimento localizzato, il quale potrebbe portare a migliori risposte muscolari.

Ad esempio, se un’amatrice ha sempre praticato fitness in maniera blanda e senza un grande criterio, è possibile che iniziando un programma con i pesi mirato e più adatto per la crescita muscolare (magari con dieta annessa) ottenga un dimagrimento localizzato solo apparente, dato appunto da una rilevante crescita muscolare nelle zone critiche.

Gonfiore/pienezza muscolare

Il fenomeno dell’aumento del volume muscolare non è dato solo o per forza da un aumento dell’ipertrofia muscolare nel senso stretto e strutturale del termine. L’aumento del volume muscolare indotto dall’esercizio è dato in parte da un aumento di liquidi a livello muscolare, che sono rappresentati in parte dal glicogeno (il cui deposito basale aumenta in risposta all’esercizio), in parte dal gonfiore relazionato all’edema (cell swelling), che normalmente permane per i 2-3 giorni successivi allo stimolo.

È possibile che anche il maggior volume muscolare “extra-strutturale” possa concorrere visivamente a migliorare la definizione locale indipendentemente dal grasso soprastante, per gli stessi motivi spiegati nella sezione precedente. Un muscolo più voluminoso, indipendentemente dai motivi per cui lo è diventato, migliora visivamente la zona facendola apparire più definita.

Plausibilità fisiologica

Alcune comuni critiche sul dimagrimento localizzato è che sarebbe implausibile dal punto di vista fisiologico, poiché il flusso sanguigno del muscolo scheletrico e delle cellule adipose è separato, e il grasso mobilizzato da un’area adiacente al muscolo attivo verrebbe immesso nella circolazione e non usato direttamente dallo stesso muscolo (11). 

Inoltre, come detto alcune aree adipose sono intrinsecamente più sensibili di altre alla lipolisi: il tessuto adiposo viscerale è più sensibile dell’area sottocutanea addominale, a sua volta più sensibile dell’area sottocutanea gluteo-femorale (2,4); tali differenze regionali si riflettono anche in un differente tasso di turnover dei trigliceridi, maggiore in proporzione al grado di sensibilità lipolitica qui descritto (12). In altre parole, sarebbero solo i fattori fisiologici che determinano dove il grasso viene maggiormente liberato (o accumulato).

Eppure, anche solo dal punto di vista logico tale osservazione sarebbe discutibile: che i fattori fisiologici descritti siano predominanti, non esclude automaticamente che anche altri fattori possano avere un’influenza. Come detto, l’esercizio in generale (quindi non per forza localizzato) può enfatizzare la perdita di grasso viscerale (3).

Una famosa ricerca (Stallknecht et al, 2006) osservò che la lipolisi aumentasse maggiormente nel tessuto adiposo adiacente ai muscoli dell’arto inferiore (fisiologicamente “lipolitico-resistente”) sottoposto a sforzo aerobico, rispetto all’arto a riposo (13). Ciò porterebbe indizi che, perlomeno l’esercizio aerobico locale, possa avere un effetto permissivo sul dimagrimento localizzato.

Ma esistono altri meccanismi fisiologici ipotizzati che supportano l’affidamento perlomeno parziale all’esercizio di natura anaerobica, poiché la risposta degli ormoni lipolitici quali catecolammine e GH è proporzionale all’intensità (14,15) (lo sforzo anaerobico è per definizione ad alta intensità), permettendo ipoteticamente di aumentare la risposta lipolitica localmente.

Ricerca sui vari protocolli

Nel corso dei decenni sono statati condotti diversi esperimenti per capire se e quale dei vari protocolli potesse portare a un dimagrimento localizzato.

Diversi di questi però non hanno usato dei metodi di stima della massa grassa locale affidabili, dato che per questo scopo andrebbero usati imaging a risonanza magnetica (MRI) o ultrasonografia (o ecografia), mentre il metodo gold standard per stimare la massa grassa totale (DXA) non è ritenuto altrettanto adeguato (16), e naturalmente le pliche sono ritenute il metodo meno affidabile non solo per il grasso generale, ma anche per il grasso localizzato (17).

Inoltre, per studiare il fenomeno in maniera più precisa sarebbe necessario il cosiddetto “design controlaterale, ovvero sottoporre al protocollo solo uno dei due arti, mentre l’altro (quello controlaterale appunto) rimane a riposo, fungendo da controllo nello stesso soggetto (1). In questo modo si ottiene la massima potenza statistica escludendo vari fattori confondenti tipici del confronto tra diversi soggetti (design parallelo), come dieta, risposte soggettive, ecc. Ovviamente solo gli arti possono essere sottoposti a questo design, quindi gli addominali non sarebbero studiabili con altrettanto rigore.

Esercizio aerobico

Come spiegato, l’esercizio puramente aerobico sembra rappresentare un minimo stimolo alla lipolisi locale, tuttavia da solo non sembrerebbe sufficiente per portare a un dimagrimento localizzato. In effetti, i ricercatori che osservarono questo fenomeno ammisero che ciò (ovviamente) non dimostrava l’esistenza del dimagrimento localizzato, e che i grassi avrebbero potuto essere semplicemente ri-esterificati nel post-allenamento (13) (secondo il processo fisiologico del ciclo trigliceridi-acidi grassi).

Inoltre, 30 minuti di esercizio mobilizzavano appena 0.03-0.1 g di grasso extra dalle aree localizzate (13), apparentemente quantità insignificanti che potrebbero essere subito ri-depositate, senza rappresentare alcun vantaggio reale (11).

Anche l’unico studio a lungo termine confermerebbe empiricamente queste conclusioni. Un programma di allenamento aerobico a bassa intensità (40% VO2max) su cicloergometro con un solo arto – per 60 minuti, 3 volte a settimana – non ha portato a differenze nel dimagrimento locale rispetto all’arto inutilizzato, dopo 12 settimane (18).

Esercizio contro resistenza (anaerobico)

L’esercizio contro resistenza (includendo il corpo libero) è effettivamente il più testato per studiare il fenomeno del dimagrimento localizzato, con decine di ricerche rispetto all’unica, relativamente recente, sull’esercizio aerobico (1).

L’esercizio di natura anaerobica ha un effetto vasocostrittivo e antagonista sulla lipolisi, provocando una riduzione del flusso ematico del tessuto adiposo e una momentanea inibizione del processo, si crede a causa dell’effetto antagonista dei recettori alfa-adrenergici (anti-lipolitici), o degli alti livelli di lattato (19). Questo però è vero in acuto, ma essendo un’attività intermittente, è possibile che i tempi di recupero controbilancino tale effetto antagonista, grazie anche alla maggiore stimolazione degli ormoni lipolitici dovuta all’alta intensità.

Tuttavia, i numerosi studi più accurati sugli arti, che hanno messo a confronto l’arto allenato e l’arto controlaterale non-allenato, non hanno osservato vantaggi con questo tipo di esercizio (in svariate modalità) (1). 

Sebbene in questo discorso possano essere menzionati anche gli studi sugli esercizi per gli addominali, questi vanno valutati con cautela per l’assenza di una zona controlaterale inattiva, oltre che per i metodi di stima di solito inaccurati (come la BIA o le pliche). Ad ogni modo, diversi studi non riscontrano alcun dimagrimento locale con un programma di esercizi per gli addominali a lungo termine (6,7); uno ha riscontrato vantaggi non significativi (8), e l’effetto potrebbe essere confuso dall’azione ormonale sistemica dell’esercizio spiegata sopra.

Esercizio misto aerobico/anaerobico

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  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è formatore, natural bodybuilder, personal trainer e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS) e allenamento per il miglioramento fisico. Con oltre 10 anni di esperienza attiva nella divulgazione scientifica, è stato per anni referente tecnico per l'azienda leader Project inVictus con vari ruoli, e richiesto da altre importanti realtà del settore nazionale. È autore per testi e riviste di settore, come Alan Aragon's Research Review, redatta dal ricercatore e nutrizionista americano Alan Aragon.

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