“Effetto della dieta precedente”: l’inganno delle diete di moda

Regolarmente spuntano nuove diete di tendenza (fad diets) che molte persone giurano di avergli cambiato la vita. Chi con la dieta chetogenica, chi con la dieta Paleo, chi con la dieta carnivora, chi con il digiuno intermittente, chi con la dieta del gruppo sanguigno, chi eliminando glutine, latticini e zuccheri, afferma di avere finalmente conquistato benessere e salute. 

Sotto il profilo logico, ottenere un miglioramento seguendo una nuova dieta non dimostra che i suoi principi siano la vera ragione del miglioramento. In molti casi, il progresso è banalmente dovuto al fatto che si è iniziato a mangiare meglio rispetto a prima, eliminando i cibi spazzatura e riducendo molto le calorie. 

Questo tipico bias sulle diete verrà qui denominato “Effetto della dieta precedente“, a cui si aggiungono ulteriori fattori che rafforzano gli errori di valutazione delle persone, che verranno trattati nell’articolo.

Il bias “Effetto della dieta precedente”

Spesso, l’effetto positivo di una nuova dieta non è dovuto alle sue particolari proprietà in sé, ma al semplice fatto che prima, per qualsiasi motivo, si mangiava peggio e più calorico (1).

Si potrebbe riconoscere informalmente questo fenomeno come “effetto della dieta precedente”: un’illusione che si crea giudicando gli effetti di una dieta “di moda”, ma ignorando che l’alimentazione precedente era spesso peggiore, senza particolare controllo, magari povera di fibre, disorganizzata, e con un frequente consumo di cibo spazzatura.

In pratica, anche una dieta in realtà mediocre può sembrare rivoluzionaria se si arriva da una fase di abitudini alimentari scorrette o meno sane. Ciò non dimostra quindi che tale nuova alimentazione sia la scelta migliore o “superiore” rispetto a tante altre possibili opzioni (1). 

La conseguenza è sopravvalutare approcci che sembrano “rivoluzionari”. In assenza di competenze specifiche, si è facilmente influenzati dalla retorica accattivante di certi autori, che porta a ignorare il confronto con le abitudini precedenti. Mettere a fuoco questo paragone, infatti, costringerebbe a ridimensionare le presunte virtù della dieta, smorzando inevitabilmente l’entusiasmo iniziale.

È un po’ come dire che qualunque scarpa è comoda, se prima si camminava scalzi sui sassi, e la narrazione sulle “speciali” proprietà di quella scarpa (magari in realtà mediocre) ci spinge automaticamente a crederci.

Effetto placebo

Un altro fattore ben documentato nella ricerca che può spiegare i riscontri positivi ottenuti da un tipo di alimentazione “di moda” è l’effetto placebo. Se una persona è convinta che un alimento o la dieta che segue abitualmente siano problematici o la causa di un proprio problema di salute, la loro eliminazione può comportare un effettivo miglioramento psicobiologico, causato dalla sola aspettativa di beneficio, anche se non fossero stati la reale causa del problema (2).

È importante precisare che l’effetto placebo non è un effetto “finto”. È, al contrario, un fenomeno psicobiologico reale che produce risultati misurabili, generati però interamente dall’aspettativa della persona.

I miglioramenti osservati in chi adotta una nuova dieta “di moda” derivano così dalla somma di due componenti: gli effetti specifici dei cambiamenti alimentari oggettivi (ovvero il fatto di mangiare effettivamente meglio di prima) e il contributo aggiuntivo dell’effetto placebo, derivante dalle aspettative positive associate al nuovo regime.

 

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Identità sociale e alimentare

L’identità alimentare (o dietary identity) è un concetto descrive come le scelte e lo stile alimentare di una persona può diventare una parte centrale della sua identità e di come si presenta al mondo. È, in pratica, come ci si percepisce in relazione a ciò che si mangia (o non si mangia) e al significato che ha per la persona e per le sue relazioni sociali (3,4).

Questo campo di ricerca è in forte crescita perché aiuta a capire meglio, tra le altre cose, come questa identificazione influenzi il benessere e la salute. Non solo identificarsi, ad esempio, come vegetariano, vegano, o Paleo-carnivoro, migliora enormemente la capacità di aderire a quel tipo di alimentazione (rendendo molto più difficile “sgarrare”), ma migliora anche la gratificazione emotiva e psicologica che deriva dal rimanere fedeli a questi principi (3,4).

Ecco perché la presenza dell’identificazione al contesto alimentare potenzia l’aderenza: non si tratta solo di regole, ma di un senso di coerenza con se stessi e di appartenenza, che motiva a restare “sui binari”, limitando drasticamente la tentazione di cibi meno salutari e “fuori regime”. Questo contribuisce fortemente a ottenere un migliore risultato.

Punti chiave

  • I motivi per cui una dieta di moda funziona sono molto più banali di quanto sembra alle persone.
  • Un motivo importante è spiegato dal semplice mangiare meglio rispetto alle abitudini, riducendo/eliminando le schifezze, i pasti fuori, e riducendo complessivamente le calorie.
  • Questo “effetto della dieta precedente” impedisce di capire che quasi ogni cambiamento rispetto alle abitudini scorrette può portare a miglioramenti visibili. 
  • L’aspettativa e la convinzione nei benefici di una nuova dieta possono generare reali miglioramenti psicobiologici (effetto placebo), che contribuiscono al benessere percepito. 
  • La forza dell’identità alimentare può diventare parte integrante della percezione di sé e dell’appartenenza a un gruppo, migliorando la gratificazione e l’adesione a lungo termine, e così i risultati.
  • Capire questi meccanismi permette di valutare le diete per la loro vera efficacia, favorendo così scelte alimentari realmente consapevoli e benefiche, senza privazioni inutili e controproducenti.

Riferimenti:

  1. Ge L et al. Comparison of dietary macronutrient patterns of 14 popular named dietary programmes for weight and cardiovascular risk factor reduction in adults: systematic review and network meta-analysis of randomised trials. BMJ. 2020 Apr 1:369:m696.
  2. Neumann M et al. Why context matters when changing the diet: A narrative review of placebo, nocebo, and psychosocial context effects and implications for outcome research and nutrition counselling. Front Nutr. 2022 Oct 28:9:937065.
  3. Zinn AK et al. Increasing meat-free meal selections: The role of social identity salience and identity-related meal names. Appetite. 2023 Dec 1:191:107067.
  4. Reuber H, Muschalla B. Dietary identity and embitterment among vegans, vegetarians and omnivores. Health Psychol Behav Med. 2022 Oct 19;10(1):1038–1055.
  • Lorenzo Pansini

    Lorenzo Pansini è un formatore e divulgatore scientifico specializzato in nutrizione sportiva (ISSN-SNS, Barça Universitas) e biomeccanica applicata all'esercizio per l'ipertrofia. Per 5 anni, ha ricoperto ruoli di referente tecnico senior per l'azienda leader Project inVictus e ha collaborato con altre importanti realtà nazionali del settore. È citato e ospitato in numerose pubblicazioni e riviste di settore ed è autore del testo scientifico Body Comp Nutrition.

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